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Home » Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni
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Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni

Sala NotizieBy Sala Notizie11 Dicembre 20254 Mins Read
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Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni
Viaggi negli Usa, che cosa cambia con il controllo dei social degli ultimi 5 anni

Dal visto al turismo: perché ora tocca ai Paesi esenti

La novità del 2025 è che la stessa logica viene estesa a chi, finora, poteva viaggiare con procedure più snelle e senza passare da un colloquio consolare. Axios, Bloomberg e altre testate sottolineano che il target sono i cittadini dei Paesi del Visa Waiver Program, cioè quei circa quaranta Stati le cui presenze in ingresso sono considerate a basso rischio e che possono entrare fino a 90 giorni per turismo o affari con una semplice autorizzazione elettronica. Tra questi ci sono Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e altri partner storici di Washington. Per tutti loro l’Esta diventa il momento centrale del controllo anche sui contenuti digitali, un filtro anticipato su opinioni, contatti e reti sociali che si aggiunge ai controlli già in vigore su passaporto, precedenti e motivazioni del viaggio.

Le basi legali: gli ordini esecutivi sulla sicurezza

La proposta del CBP rimanda esplicitamente a un ordine esecutivo firmato da Donald Trump lo scorso gennaio, intitolato “Protecting the United States From Foreign Terrorists and Other National Security and Public Safety Threats”. Il testo chiede al Department of Homeland Security di rafforzare al massimo grado possibile la «vetting» (il controllo approfondito) dei visitatori stranieri, anche attraverso l’uso di strumenti digitali e nuove categorie di dati. Già nel 2017, con l’Executive Order 13780, la Casa Bianca aveva chiesto alle agenzie competenti di introdurre standard di controllo uniformi e più stringenti, includendo domande mirate a scovare risposte fraudolente o intenzioni malevole. L’estensione dell’obbligo di dichiarare i social ai viaggiatori del VWP si colloca dunque in continuità con questa linea, ma ne amplia la portata, coinvolgendo anche persone che prima potevano contare su procedure più rapide e meno invasive.

Che cosa significa in pratica “mostrare i social”

Nel linguaggio delle autorità americane, non si chiede di consegnare le password o di autorizzare l’accesso diretto agli account, ma di dichiarare tutti gli “identifiers” usati nel periodo indicato: username, handle o altri nomi con cui ci si è presentati sulle piattaforme elencate. Secondo le FAQ del Dipartimento di Stato, i richiedenti visti devono indicare tutti gli identificativi usati nei cinque anni precedenti su ogni piattaforma presente nella lista; chi non ha mai usato social può selezionare “none” (nessuno), ma la mancata indicazione di account effettivamente utilizzati può essere considerata una dichiarazione falsa, con possibili conseguenze sul rilascio o sulla validità del visto. La stessa logica verrebbe trasferita all’Esta, spingendo i turisti a fornire un elenco completo dei propri profili, senza la possibilità di omettere identità alternative o pseudonimi che abbiano avuto attività pubblica.

L’Italia fa parte del Visa Waiver Program dal 1989, e i cittadini italiani che viaggiano per turismo o affari fino a 90 giorni utilizzano normalmente l’Esta invece di richiedere un visto B1/B2. Secondo le informazioni fornite da DHS e dall’Ambasciata Usa in Italia, per ottenere l’Esta servono oggi un passaporto idoneo, i dati anagrafici, alcune informazioni sul viaggio, risposte a domande di sicurezza e il pagamento di una tariffa di 40 dollari; l’autorizzazione vale in genere due anni, salvo revoca. Se la proposta del CBP sarà approvata nella forma attuale, i cittadini italiani dovranno aggiungere a questo set di informazioni l’elenco dei loro account social degli ultimi cinque anni, oltre a numeri di telefono precedenti, indirizzi e-mail storici e dati aggiuntivi sui familiari. Per chi viaggia spesso negli Stati Uniti, soprattutto per motivi di lavoro o studio di breve durata, questo significherà compilare moduli più lunghi e aggiornare regolarmente un quadro digitale personale molto dettagliato.

Tempi, burocrazia e possibile impatto sui flussi turistici

Nel dossier allegato al Federal Register, il CBP stima un aumento del tempo necessario per completare l’Esta: uno studio citato da Business Travel News calcola che la compilazione potrebbe richiedere circa 22 minuti a domanda, considerando la raccolta retrospettiva di numeri di telefono, indirizzi e identità social. Le associazioni del settore turistico, come la U.S. Travel Association, hanno già segnalato negli ultimi anni un calo degli arrivi internazionali e attribuiscono parte della flessione all’inasprimento delle regole d’ingresso e all’allungamento delle procedure di visto e autorizzazione. Il nuovo pacchetto di requisiti per l’Esta si aggiungerebbe a questo contesto, in un momento in cui gli Stati Uniti stanno cercando di prepararsi a grandi eventi internazionali – dai Mondiali di calcio alla celebrazione dei 250 anni dell’Indipendenza – che presuppongono un boom di visitatori dall’estero. Finora, tuttavia, il governo non ha pubblicato stime ufficiali sull’effetto che lo scrutinio dei social potrebbe avere sui volumi di viaggio.

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