
Donald Trump ha annunciato di aver ordinato un «blocco totale e completo» per tutte le petroliere soggette a sanzioni in partenza e in arrivo in Venezuela, alzando ulteriormente il livello dello scontro con Caracas. In un post pubblicato su Truth, il presidente americano ha sostenuto che il Paese sudamericano è «completamente circondato dalla più grande Armada mai radunata nella storia del Sud America», aggiungendo che questa presenza navale «diventerà sempre più grande» e che «lo shock» sarà «senza precedenti» finché il Venezuela non restituirà agli Stati Uniti «tutto il petrolio, la terra e gli altri beni» che, secondo Trump, sarebbero stati «rubati in passato». Nel messaggio, però, non è chiaro perché Trump ritenga che Washington abbia titolo su queste rivendicazioni.
Il tycoon ha accusato il «regime illegittimo di Maduro» di usare il petrolio di «giacimenti rubati» per finanziarsi e per alimentare una filiera di crimini che include narcotraffico, tratta di esseri umani, omicidi e rapimenti, parlando di «terrorismo della droga». Su questa base, ha scritto che il governo venezuelano è stato designato «Organizzazione terroristica straniera» e ha annunciato l’ordine di blocco delle petroliere sanzionate. Nel post il presidente ha anche legato la stretta al tema migratorio, sostenendo che «immigrati clandestini e criminali» inviati negli Stati Uniti durante la «debole e inetta» amministrazione Biden saranno rimpatriati «a ritmo serrato» e che l’America non consentirà a «criminali, terroristi o altri Paesi» di derubare, minacciare o danneggiare la nazione.
Caracas ha reagito duramente. Per il governo venezuelano, l’annuncio è una «grottesca minaccia», riporta l’agenzia Efe: secondo le autorità, Trump punterebbe a imporre in modo «assolutamente irrazionale» un presunto blocco militare navale con l’obiettivo di «rubare le ricchezze venezuelane».
L’escalation arriva dopo che la scorsa settimanale forze statunitensi hanno intercettato e sequestrato nel Mar dei Caraibi una petroliera che trasportava greggio venezuelano destinato a Cuba e alla Cina. Il New York Times riferisce che un giudice federale aveva emesso un mandato di sequestro sulla base del fatto che la nave aveva trasportato petrolio dall’Iran. Sul fronte del monitoraggio navale, il servizio indipendente Tanker Trackers indicava all’inizio del mese più di 30 navi operative in Venezuela già sanzionate dagli Stati Uniti.
Dal settembre scorso, inoltre, l’esercito americano ha condotto attacchi aerei nei Caraibi e nel Pacifico orientale contro imbarcazioni accusate di traffico di droga, molte delle quali colpite in prossimità delle coste del Venezuela. La campagna – che ha attirato l’attenzione bipartisan di parlamentari statunitensi – ha causato almeno 95 morti in 25 attacchi noti. L’amministrazione Trump ha difeso le operazioni presentandole come un successo, sostenendo che abbiano impedito a carichi di droga di raggiungere le coste Usa e respingendo le preoccupazioni secondo cui la strategia starebbe superando i limiti della «guerra legale». Formalmente l’obiettivo dichiarato resta fermare gli stupefacenti diretti negli Stati Uniti, ma Susie Wiles, capo dello staff di Trump, ha dato un’interpretazione più politica in un’intervista a Vanity Fair pubblicata martedì scorso: il presidente, ha detto, «vuole continuare a far saltare in aria le barche fino a quando Maduro non si arrenderà».








