Primo taglio del 2025. La Fed abbassa i tassi di interesse di 25 punti base: il costo ufficiale del credito a brevissimo termine cala di un quarto di punto in una forchetta fra il 4,0% e il 4,25%. La decisione è stata presa con il solo voto contrario del nuovo consigliere Stephen J. Miran, fedelissimo di Donald Trump, che avrebbe preferito un taglio più aggressivo, di 50 punti base. Anche i due governatori scelti dal presidente degli Stati Uniti per portare avanti le proprie politiche, Michelle W. Bowman e Christopher J. Waller,che avevano espresso il proprio dissenso a luglio, hanno quindi votato a favore di un taglio graduale.
la decisione è stata presa, spiega il comunicato introduttivo, per il mutato bilanciamento dei rischi sulla crescita e sull’inflazione: la Fed ha preso atto del rialzo del tasso di disoccupazione (comunque giudicato basso) e insieme del rialzo dell’inflazione (che resta elevata). Sono però i rischi sull’occupazione che «sono aumentati» e questo ha spinto a tagliare i tassi sui Fed Funds. Per gli «aggiustamenti addizionali» del costo del credito, che non sono quindi esclusi, si terranno in considerazione, continua il comunicato, la bilancia dei rischi e i dati in arrivo.
I “dots”, il grafico a punti che indica le previsioni dei singoli governatori sui tassi futuri, segnala che in mediana ora un taglio in più, da 25 punti base, per fine anno, quando i Fed Fund potranno scendere al 3,50-3,75%. Più incisivo il calo della media sulla quale pesano di più le previsioni estreme: uno dei governatori – ed è possibile ipotizzare che sia Miran – ha indicato tassi al 2,75-3% per fine anno, una manovra molto aggressiva. Per l’anno prossimo, i governatori immaginano in media tassi al 3,25-3,50%, con un solo ulteriore taglio (che era escluso invece a giugno) e per il 2027 Fed Funds rates al 3-3,25%. Le primissime stime per il 2028 indicano tassi fermi al livello dell’anno precedente. Il tasso di lungo periodo, che può essere considerato come un obiettivo implicito, è rimasto stabile al tre per cento.
Le proiezioni macroeconomiche indicano una crescita più elevata rispetto a giugno: 1,6% quest’anno (dall’1,4%), 1,8% l’anno prossimo (1,6%), 1,9% nel 2027 (1,8%) e 1,8% – che rappresenta anche il livello di lungo periodo – nel 2028. Quasi invariate, o meglio in leggerissimo calo, malgrado i segnali di queste ultime settimane, le stime sulla disoccupazione: 4,5% quest’anno, 4,4% il prossimo (era 4,5% a giugno), 4,3% nel 2027 (era il 4,4%) e 4,2% nel 2028. L’inflazione è prevista in crescita solo nel 2026: 3% quest’anno, 2,6% il prossimo (dal 2,4%), 2,1% nel 2027 e 2% nel 2028. Stabili anche le previsioni per la core inflation: 3,1% quest’anno, 2,6% (in rialzo dal 2,4%) il prossimo, 2,1% nel 2027 e 2% nel 2028. Sono indicazioni che lasciano pensare che il percorso immaginato per la politica monetaria sia sufficiente a riportare i prezzi all’obiettivo del 2% prima della fine dell’orizzonte temporale della politica monetaria







