
Un mercato ancora chiuso, che stenta ad aprirsi alla concorrenza. Al punto che anche i progetti di mobilità innovativi stentano a decollare, complici «le normative arretrate». Per Anabel Diaz, vicepresidente e responsabile mobilità Uber in Europa, Medio Oriente e Africa, che sarà la prossima settimana a Bologna all’assemblea dell’Anci, è questa la sfida dei prossimi mesi. A partire dall’Italia dove l’azienda americana conta, nel 2024, oltre 12mila autisti di taxi e Ncc attivi sulla piattaforma e 47 milioni di utenti che hanno usato l’app almeno una volta.
Vicepresidente, partiamo da qui, dai paletti alla concorrenza. Come valuta la recente sentenza della nostra Corte costituzionale sugli Ncc?
Molto positivamente, ma parlando con franchezza non solo per Uber ma anche per l’Italia stessa. È il segnale che l’eliminazione di queste regole e di questi vincoli è iniziata. Ma l’Italia non è l’unico Paese in cui stiamo affrontando un tipo simile di restrizioni imposte dalla legge, che continuano ad alimentare inefficienze. Queste regole appartengono a un tempo in cui la tecnologia non era disponibile e i bisogni della società molto diversi. Oggi la domanda di trasporto sta crescendo molto velocemente ovunque, stimolando la nostra capacità di offrire un buon servizio.
Una decisione che apre nuovi scenari quindi?
Sì. Plaudiamo alla decisione, al progresso e all’opportunità che si è aperta per noi di poter costruire e sviluppare un business più significativo in Italia.








