
La corsa all’Intelligenza artificiale nelle imprese ha un paradosso nascosto nei numeri, che alimenta il timore di una bolla finanziaria pronta a scoppiare da un momento all’altro. L’ormai pluricitato studio del Mit, che già nel titolo parla di “GenAI Divide”, racconta un mondo aziendale dove ben il 95% dei progetti di GenAI non produce valore: investimenti fra i 30 e i 40 miliardi di dollari, decine di iniziative pilota, ma solo un esiguo 5% supera il test di produzione e genera ritorni concreti.
Il problema non risiede solo nella qualità dei modelli o nella regolamentazione, ma è rappresentato soprattutto dall’approccio, nell’interpretazione degli analisti del Mit: difficoltà d’integrazione nei flussi di lavoro, scarso “apprendimento contestuale” e soluzioni poco adattabili alle routine aziendali. A ciò si aggiunge la “shadow AI economy”: dipendenti che usano strumenti personali non autorizzati, con un impatto percepibile sui processi, mentre i progetti ufficiali restano impantanati.
Il quadro che ne esce è netto: la produttività individuale migliora con strumenti pronti all’uso (ChatGPT e Copilot, tanto per citare i più diffusi), ma l’impatto sul margine operativo e sulla resa dei processi è spesso nullo quando si tratta di portare in produzione soluzioni enterprise. Molte aziende valutano sistemi personalizzati (ben più della metà), poche li testano davvero (una su cinque), pochissime li mettono in produzione (5%). Il salto organizzativo — non tecnico — è la vera variabile critica.
L’”AI divide” in Italia
Eppure le eccellenze esistono anche in Italia, sia pur in uno scenario ambivalente: il mercato corre, le aziende sperimentano, ma la distanza tra “interesse” e “trasformazione” resta ampia, soprattutto nel cuore del tessuto produttivo fatto di Pmi. E capire perché succede – e cosa fanno diversamente quelli che riescono – è il punto cruciale per fare da volano all’evoluzione e allo sviluppo della tecnologia.
Partiamo dai numeri: nel 2024 il mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto 1,2 miliardi di euro, con una crescita del 58% sull’anno precedente e un record trainato dalla componente GenAI: il 43% del valore è legato a soluzioni esclusivamente generative o ibride.







