
Sarà Antonio Tajani a illustrare al Parlamento perché e con quale prospettiva l’Italia parteciperà alla prima riunione del Board of Peace per Gaza in veste di osservatore. Si tratta dell’organismo annunciato da Donald Trump al Forum di Davos che si concentrerà sull’attrazione di investimenti per la ricostruzione di Gaza e l’attuazione della seconda fase dell’accordo di pace. La prima riunione è in programma a Washington giovedì 19 febbraio.
L’intervento del ministro degli Esteri
Le comunicazioni del ministro degli Esteri sono state fissate per martedì 17 febbraio (alla Camera alle 13,30, al Senato alle ore 16,45 davanti alle commissioni Esteri e Difesa) ma non è ancora chiaro chi poi volerà negli Usa giovedì: la soluzione più probabile appare Tajani, ma non è esclusa l’ipotesi che Giorgia Meloni decida di rispondere in prima persona all’invito di Donald Trump. «Non possiamo restare fuori dalla ricostruzione di Gaza, anche questa è una chiave di lettura a proposito della nostra presenza da osservatori nel Board. E poi è giusto esserci perché è un’ulteriore conferma dell’impegno del governo per stabilizzare il Medio Oriente», ha dichiarato Tajani secondo quanto riportato dal Corriere della sera.
La vicenda
Una scelta che comunque le opposizioni stanno contestando duramente. Poco meno di un mese fa, davanti al bivio della firma per aderire all’organismo creato da Trump, c’è stato anche un confronto tra Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “massima consonanza” e niente adesione, per l’incompatibilità tra lo statuto del Board e l’articolo 11 della Costituzione. Secondo la premier, però, auto-escludersi da questa iniziativa non è intelligente, e così l’Italia ha accettato l’invito alla prima riunione con lo status di osservatore. La situazione è fluida.
Confronto con i partner Ue
Ai vertici dell’esecutivo sono ore di delicate valutazioni e confronti anche con i partner europei, si studiano le adesioni e l’agenda dell’appuntamento di Washington. Ancora una volta serve un accorto esercizio di equilibrismo: vanno evitate fughe in avanti rispetto agli alleati Ue freddi sul Board, ma anche mosse che possano indispettire la Casa Bianca. Il ruolo di osservatore suggerisce di schierare il ministro degli Esteri, sulla carta sarebbe sovradimensionata la partecipazione del capo di governo.
Faccia a faccia con Trump
Ma nei contatti Roma-Washington nelle prossime ore lo scenario potrebbe cambiare. Se si aprisse la possibilità di un faccia a faccia con il presidente degli Stati Uniti la missione avrebbe un altro peso. L’ultimo confronto con Trump reso pubblico da Meloni risale a circa tre settimane fa, quando la premier ha chiarito al presidente americano gli “oggettivi problemi costituzionali” dell’Italia ad aderire al Board, chiedendogli di “riaprire la sua configurazione”.






