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Siamo più affezionati alle canzoni tristi che a quelle allegre: uno studio lo conferma

Sala NotizieBy Sala Notizie19 Gennaio 20265 Mins Read
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Siamo più affezionati alle canzoni tristi che a quelle allegre: uno studio lo conferma
Siamo più affezionati alle canzoni tristi che a quelle allegre: uno studio lo conferma

Recentemente, sulla rivista Scientific Reports, sono stati analizzati i testi di ben 20.186 brani: tutti quelli apparsi nelle classifiche settimanali della Billboard Hot 100 tra il 1973 e il 2023. Questi testi sono stati elaborati da un algoritmo per valutarne il “mood”, distinguendo tra sentimenti positivi e negativi. Analizzando i brani che hanno dominato le classifiche, si nota che, più ci si avvicina ai giorni nostri, più le canzoni trattano tematiche tristi. Fra gli anni ’70 e ’80 troviamo successi come Tie a Yellow Ribbon Round the Ole Oak Tree, Tonight’s the Night (Gonna Be Alright), Ebony and Ivory e Walk Like an Egyptian. Questi brani non presentano tematiche malinconiche o atmosfere che trasmettano sensazioni negative. Tuttavia, a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso e fino ai primi anni 2000, i temi iniziano a incupirsi: l’ascesa del Pop e dell’R&B è stata accompagnata da testi malinconici o sofferti, legati spesso a pene d’amore, come in End of the Road dei Boyz II Men. Un altro esempio emblematico è la versione del 1997 di Candle in the Wind, uno dei singoli più venduti di sempre, riproposta da Elton John dopo la tragica scomparsa degli amici Gianni Versace e Lady Diana. Lo stesso discorso vale per gli anni ’10 e ’20 del Duemila. La “malinconia moderna” è caratterizzata da testi più cupi e ritmi più lenti: brani come Old Town Road o Heat Waves hanno ottenuto un enorme successo di vendite e pubblico, confermando questa tendenza verso una narrazione musicale più introspettiva e dolente.

Da cosa è dovuto tutto ciò?

Secondo lo studio, gli psicologi hanno riscontrato un aumento del linguaggio negativo legato allo stress. Il crescere dei casi di depressione e ansia fa sì che la vita moderna influenzi i media e viceversa, creando una sorta di circolo vizioso (o loop). L’analisi afferma, tuttavia, che non esiste un legame diretto con l’economia: la variazione del reddito medio delle famiglie non sembra infatti riflettersi nei temi delle hit parade. Inoltre, i grandi eventi traumatici mondiali, come l’11 settembre o la pandemia di COVID-19, non hanno prodotto canzoni ancora più cupe. Al contrario, in questi periodi si è registrato un aumento di brani più ricchi sia dal punto di vista testuale che armonico e melodico. Si tratta di una controtendenza significativa, dato che negli ultimi decenni la musica pop ha mostrato un generale impoverimento nei testi e nelle strutture. Questo fenomeno è dovuto al fatto che, secondo lo studio, la musica funge da strumento di evasione quando la realtà diventa troppo opprimente e pesante.

La musica all’interno della nostra società

Da sempre la musica viene utilizzata come un “antidolorifico” per il nostro umore. Basti pensare che, in quasi tutte le culture, il momento del lutto è accompagnato dalla musica, sia perché il suono arriva dove la parola non riesce, sia perché aiuta ad alleviare il dolore. Un punto fondamentale su cui riflettere è però il fatto che la musica triste rappresenti una “carta facile” per artisti e produttori: la tematica dominante dell’ultimo secolo è l’amore, che trova sfogo soprattutto in toni malinconici. È indubbiamente più semplice scrivere di rotture o tradimenti piuttosto che di un amore felice. A tal proposito, è celebre la risposta che Luigi Tenco diede a chi gli chiedeva come mai scrivesse solo canzoni tristi: rispose che, quando era felice, usciva di casa; non restava certo chiuso in camera a scrivere brani immerso nella malinconia.

Bisogna inoltre considerare che la mentalità moderna ci porta a credere che, guardando un film drammatico o ascoltando una canzone triste, si sia assistito a qualcosa di “grandioso”, facendoci sentire a posto con la nostra coscienza. Ascoltare un brano triste ci dà l’idea di non aver sprecato tempo, ma di averlo investito in qualcosa di vero e sincero; un pensiero, questo, che non condivido.

Recentemente, sulla rivista Scientific Reports, sono stati analizzati i testi di ben 20.186 brani: tutti quelli apparsi nelle classifiche settimanali della Billboard Hot 100 tra il 1973 e il 2023. Questi testi sono stati elaborati da un algoritmo per valutarne il “mood”, distinguendo tra sentimenti positivi e negativi. Analizzando i brani che hanno dominato le classifiche, si nota che, più ci si avvicina ai giorni nostri, più le canzoni trattano tematiche tristi. Fra gli anni ’70 e ’80 troviamo successi come Tie a Yellow Ribbon Round the Ole Oak Tree, Tonight’s the Night (Gonna Be Alright), Ebony and Ivory e Walk Like an Egyptian. Questi brani non presentano tematiche malinconiche o atmosfere che trasmettano sensazioni negative. Tuttavia, a partire dall’ultimo decennio del secolo scorso e fino ai primi anni 2000, i temi iniziano a incupirsi: l’ascesa del Pop e dell’R&B è stata accompagnata da testi malinconici o sofferti, legati spesso a pene d’amore, come in End of the Road dei Boyz II Men. Un altro esempio emblematico è la versione del 1997 di Candle in the Wind, uno dei singoli più venduti di sempre, riproposta da Elton John dopo la tragica scomparsa degli amici Gianni Versace e Lady Diana. Lo stesso discorso vale per gli anni ’10 e ’20 del Duemila. La “malinconia moderna” è caratterizzata da testi più cupi e ritmi più lenti: brani come Old Town Road o Heat Waves hanno ottenuto un enorme successo di vendite e pubblico, confermando questa tendenza verso una narrazione musicale più introspettiva e dolente.

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