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Home » Screening tumori: 7,6 mln di persone «fuori» e 50.300 casi restano non intercettati
Salute

Screening tumori: 7,6 mln di persone «fuori» e 50.300 casi restano non intercettati

Sala NotizieBy Sala Notizie14 Luglio 20264 Mins Read
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Screening tumori: 7,6 mln di persone «fuori»  e 50.300 casi restano non intercettati
Screening tumori: 7,6 mln di persone «fuori»  e 50.300 casi restano non intercettati

Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico – su mammella, cervice e colon-retto – soprattutto al Sud: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. “Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening”, rilevano dalla Fondazione Gimbe che ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi di prevenzione offerti nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Servizio sanitario nazionale, sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio nazionale screening (Ons).

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Target Ue lontani

«Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara il presidente Nino Cartabellotta – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. I dati Ons 2024 – aggiunge – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano nazionale di Prevenzione 2026-2031, di recente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».

I gap tra test e tra Regioni

«Al netto degli esclusi dal target – prosegue Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese». Nel dettaglio, a livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Pa di Trento al 15,2% della Calabria. Tutto il Sud, tranne la Basilicata, registra livelli di adesione inferiori alla media nazionale. Quanto allo screening cervicale, ha aderito il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria. Infine, la prevenzione del tumore al colon-retto: a livello nazionale ha aderito solo il 33,3% delle persone invitate e anche qui si va dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria.

La stima dei tumori “sfuggiti”

Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori, è possibile valutare quanti tumori e lesioni pre cancerose siano “sfuggiti” ai test Ssn. «Nel 2024 – sintetizza Cartabellotta – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico».

«L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza Passi dell’Istituto superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”».

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