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Un software installato sui computer di Procure e Tribunali che, oltre alla manutenzione, potrebbe consentire accesso da remoto e videosorveglianza dei magistrati senza lasciare traccia. È quanto annuncia Report in una puntata in onda domenica sera su Rai3, rivendicando di poterlo dimostrare con documenti e testimonianze audio e video.
Secondo quanto si legge nel comunicato del programma, il software sarebbe presente su circa 40.000 computer dell’amministrazione della giustizia: dai dispositivi in uso al personale non togato fino a quelli di giudici e procuratori di ogni ordine e grado.
Dal 2019 installazione “ufficiale” per la manutenzione
Report sostiene che dal 2019 i tecnici del Dipartimento per l’innovazione tecnologica del Ministero della Giustizia avrebbero installato il programma su tutti i dispositivi presenti in Procure, Tribunali e uffici giudiziari in Italia, con la motivazione ufficiale di gestire in modo uniforme la manutenzione dei sistemi.
Il punto, però, è ciò che questo programma consentirebbe in più, secondo la ricostruzione del programma Rai.
“Accesso da remoto” e rischio controllo dei magistrati
Il software descritto nel comunicato offrirebbe anche la possibilità di accedere da remoto ai computer. Tradotto: centinaia di tecnici, interni ed esterni al Ministero, «volendo» potrebbero introdursi nei computer dei magistrati senza chiederne il permesso e, soprattutto, senza lasciare traccia, sempre secondo Report.






