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Home » Nell’Irpinia delle imprese in crescita, spinte da storia, export e Zes
Finanza

Nell’Irpinia delle imprese in crescita, spinte da storia, export e Zes

Sala NotizieBy Sala Notizie15 Agosto 20265 Mins Read
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Nell’Irpinia delle imprese in crescita, spinte da storia, export e Zes

L’impatto dell’AV e le eredità del passato

La speranza niente affatto taciuta è di ricevere dalle nuove infrastrutture – solo l’Av si stima abbia un impatto economico complessivo da 4,4 miliardi e 62mila posti di lavoro, secondo uno studio Rfi e Svimez – una spinta analoga a quella portata negli anni Sessanta dalla deviazione su questi tornanti del tracciato dell’autostrada A16 Napoli-Canosa. Quella fu l’eredità del ministro irpino Fiorentino Sullo; poi venne la stagione di Ciriaco De Mita e di Nusco “capitale”, ironizzano a proposito di una delle 9 aree industriali esistenti (oltre alle 4 zone Asi di sviluppo industriale e molti più Pip, dicono più degli stessi comuni). Allora con la legge 219/81, big dell’imprenditoria del Nord approdarono in questa provincia squassata dal sisma del 1980- 3mila morti, paesi distrutti, soccorsi in ritardo e un colpo fortissimo alle aziende del posto. Ora queste sono le veterane di un tessuto economico «che con le nuove generazioni si sta definitivamente sganciando da quel passato più rurale – sintetizza Marco De Matteis, amministratore delegato dell’omonimo gruppo agroalimentare – a favore di una nuova economia più aperta a mercati internazionali. Ma con un forte impegno sul territorio». Un dinamismo più forte delle criticità persistenti, talora pure su servizi essenziali come rete idrica e fognaria.

Aerospazio, Pmi e ricerca, così la Campania compete nel mondo

Multinazionali e aziende locali

Così nella stessa area industriale di Morra De Sanctis, 1.400 anime, cresce il polo aerospaziale con la Ema/Rolls Royce e un’eccellenza indigena della farmaceutica, come Altergon, tra i leader mondiali di cerotti medicati e produzione di acido ialuronico (56 mln di fatturato nel 2002, 90 mln nel 2025). Ha raddoppiato Acca software spa, passata in sei anni da 16,7 mln a 33,9 mln di euro grazie a intuizioni sulla tecnologia Open Bim – «importata da noi in Italia», rivendicano – e investimenti sul personale qualificato a Bagnoli Irpino, 4 km da Montella dove tutto è cominciato in uno studio per ingegneri nel pieno della ricostruzione. O ancora il gruppo De Matteis ha visto più che doppiare gli introiti col progetto della pasta Armando (da 100 a 240 mln in 20 anni) e il vanto di un intero ciclo produttivo integrato dal mulino al pastificio nei due stabilimenti di Flumeri: qui dove la Iveco produceva pullman, ora intorno alla De Matteis sono sorte altre imprese di lavorazioni di farine o carni. E tra questi capannoni l’industria si allea all’agricoltura, e il recupero del territorio ha preso il sopravvento sull’automotive in crisi. «Abbiamo un rapporto diretto con gli agricoltori, 800 produttori dalla Toscana in giù, ma soprattutto qui in Irpinia e in Puglia, e abbiamo sviluppato un disciplinare di coltivazione, figlio – spiega l’ad – della filosofia dei nostri avi: la stessa che ci ha portato a diventare società benefit».

Una decina di chilometri nel cuore dell’Appennino e accanto al casello autostradale di Grottaminarda si entra nell’area industriale di Frigento, dove un’ex start up dell’occhialeria con due dipendenti, Essequadro, evoluzione di una storia familiare di ottici, è diventata un’impresa con 9 mln e mezzo di fatturato, +23% rispetto al 2024 e già +26% nel primo semestre 2026, grazie «a nuovi mercati come la Russia e il consolidamento dei vecchi, per i nostri brand e gli occhiali fabbricati per importanti griffes. Essenziale per noi – racconta l’ad Stefano Scauzillo – la profonda conoscenza del settore, l’altissimo livello di risorse umane su cui possiamo contare e il forte senso di appartenenza al territorio», snocciola, preannunciando il prossimo ricorso alla Zes e l’imminente ampliamento degli stabilimenti. «Ma sempre un passo alla volta». Secondo la filosofia del posto.

I veterani

Esempi e storie di imprenditori – come ancora Carlo Matarazzo della veterana Cosmopol; Emilio De Vizia, con l’impresa di montaggi di impianti industriali; o la Mive, fondata da Antonio Verderosa, nelle reti di energia; o i Feudi di San Gregorio, guidati da Antonio Capaldo, divenuta una delle cantine più note del Mezzogiorno – che hanno fatto crescere le proprie aziende – come avvenuto pure nel distretto conciario di Solofra – e generato un indotto. Accanto a grandi nomi come la Vicenzi a Nusco, la Zuegg a Mango sul Calore o la Ferrero con la Nutella vegana a Sant’Angelo dei Lombardi, simbolo della devastazione del 1980. O ancora tra le multinazionali Stellantis (1.500 addetti); Denso Thermal System (750), CoFren (gruppo Wabtec produzione di freni per treni, 200 addetti); Gruppo Bruno, macchinari per l’agricoltura, o Sediver, isolatori in vetro.

Aree industriali piene

«Registriamo una progressiva crescita, consolidata dopo la pandemia, con aumenti dei ricavi e nuovi posti di lavoro», sintetizza Angelo Petitto, presidente degli industriali irpini, con l’orgoglio di rappresentare una zona dove «quasi non ci sono lotti liberi nelle aree industriali», dice. Senza tacere le difficoltà di settori, come l’automotive, in cui si sono persi tra le varie aziende «circa 600 posti di lavoro», calcola il segretario provinciale Cgil Fiom, Carmine Morsa, che parla di relazioni sindacali fondate su un «approccio costruttivo, anche per la dimensione medio piccola di molte imprese». Proprio per loro, «la Zes è stata d’aiuto con la decontribuzione e ancor di più con la semplificazione burocratica», analizza Petitto che individua una delle leve di crescita nel cambio generazionale che ha rafforzato la dimensione internazionale. A lungo qui non è stato difficile trovare manodopera. Ora questa è in prospettiva la priorità a fronte dei 17mila giovani partiti negli ultimi dieci anni, calcola la Cgia di Mestre.

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