
I piani individuali di risparmio hanno archiviato il bilancio annuale con una raccolta netta positiva per oltre 2 miliardi di euro. È stato un percorso progressivo e costante di dati positivi inanellati mese dopo mese con la sola eccezione di marzo (-38 milioni). Il picco, invece, è stato raggiunto a , quando febbraio quando nelle casse del sistema sono entrati ben 414 milioni. Il saldo conseguito nell’ultimo anno è lontanissimo dal deficit di 471 milioni del 2024 o al passivo di 2 miliardi accusato nel corso del 2023. Una netta inversione di marcia che ha come unico denominatore i Pir obbligazionari.
Il ruolo degli obbligazionari
A scandire la crescita del sistema Pir, infatti, sono stati i crescenti consensi verso i prodotti obbligazionari, gli unici verso i quali si sono indirizzate le preferenze degli investitori. Le società hanno cominciato a collocarne tantissimi nel giro di poco tempo, risollevando così le sorti dell’intero settore. Hanno aperto la strada le società maggiori in termini patrimoniali, ma questa tendenza è stata via via seguita anche agli altri attori del mercato. C’è stato un progressivo spostamento dei flussi sia dai pir azionari allo scadere dei cinque anni necessari per usufruire dell’esenzione fiscale, sia capitali freschi provenienti, invece da parte di chi voleva acquistare un prodotto obbligazionario ma senza dover sostenere alcun onere sul capital gain trascorso il quinquennio previsto. Nel caso il sottoscrittore avesse preferito uscire prima avrebbe dovuto semplicemente pagare l’aliquota del 26% sull’eventuale guadagno. Attraverso la formula del Pir, però, ha potuto avere scegliere tra due opzioni. Tanto per avere un’idea del successo riscosso da questi strumenti, nell’ultimo anno nei forzieri degli obbligazionari sono entrati complessivamente 2,5 miliardi, mentre nello stesso arco temporale per i flessibili e per gli azionari il saldo è stato negativo rispettivamente per 209 e per 180 milioni. Positivo per 60 milioni, invece, il risultato dei bilanciati, la classica via di mezzo che ridimensiona il rischio legato all’esposizione sul mercato azionario.
Le società
Su base annua i grandi calibri del mercato che hanno puntato sui prodotti obbligazionari hanno registrato ovviamente i risultati migliori. A guidare la classifica per raccolta netta c’è Eurizon che ha incassato complessivamente 697 milioni, mentre il secondo gradino del podio è occupato da Mediolanum con un saldo di 524 milioni. Medaglia di bronzo per Bcc Risparmio & Previdenza che da maggio in poi ha spinto sull’acceleratore grazie al prodotto Bcc Obbligazionario Pir e ha rastrellato in totale 490 milioni. Amundi, infine, ha incassato quasi 230 milioni, mentre per Arca Sgr i conti sono in attivo per 73 milioni.
Il bilancio mensile
A dicembre il saldo dei Pir è stato positivo per 156 milioni, mentre il patrimonio si è attestato a 19,3 miliardi. Dal versante delle società, nell’ultimo mese dell’anno quella che ha incassato di più è Mediolanum (50 milioni), seguita da Eurizon (38,8 milioni), da Bcc Risparmio & Previdenza (28,5 milioni) e da Ersel (18,3 milioni). Conti in rosso per 8,3 per Amundi.
Le performance
Su questo fronte i risultati migliori in assoluto sono stati conseguiti dagli azionari sia nel medio, sia nel breve termine. Dal 2021 a oggi i prodotti che si sono rivalutati di più hanno registrati rendimenti a tre cifre e sono Leadersel Pmi che ha guadagnato il 116,6%, Arca Azioni Italia in crescita del 114,3%, Eurizon Piano Azioni Italia con un rialzo del 103,6% e Sella Investimenti Azionari Italia Pir rivalutato del 101,6 per cento.






