
L’aula del Senato ha approvato la risoluzione presentata dalla maggioranza sulle comunicazioni della premier Giorgia Meloni sul prossimo Consiglio europeo (nello stesso testo votato alla Camera).
Il voto è avvenuto per alzata di mano e subito dopo confermato dalla verifica elettronica. Ci sono stati “oltre 39 voti di differenza”, ha specificato in Aula il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Precluse e quindi respinte, di fatto, senza essere messe ai voti, le altre 5 risoluzioni proposte dalle opposizioni e su cuiil governo aveva espresso parere contrario.
L’Aula della Camera aveva approvato con 177 sì e 123 no le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre. Il discorso della premier ha toccato soprattutto la guerra in Ucraina, il Medio Oriente, il commercio internazionale, le politiche migratorie e il bilancio dell’Unione.
Ucraina: sostegno politico e militare, ma niente soldati
La parte più ampia dell’intervento è stata dedicata all’Ucraina. Meloni ha ribadito che l’Italia continuerà a sostenere Kiev, ritenendo che un eventuale collasso ucraino avrebbe conseguenze dirette sulla sicurezza europea. Allo stesso tempo ha escluso in modo netto l’invio di soldati italiani sul terreno.
Secondo la presidente del Consiglio, la Russia è oggi «impantanata» in una guerra di posizione lunga e costosa, che richiede di mantenere alta la pressione economica su Mosca, sempre nel rispetto dello Stato di diritto. In questo quadro ha chiesto cautela sull’utilizzo degli asset russi congelati: l’Italia sosterrà il regolamento europeo, ma senza avallare decisioni operative sul loro impiego, che Meloni ritiene debbano essere prese dai leader politici dell’Ue e valutate attentamente per i possibili rischi giuridici e finanziari.
Sul fronte diplomatico, Meloni ha detto che il nodo dei territori resta l’ostacolo principale a qualsiasi negoziato e che, al momento, non emergerebbe da parte russa una reale volontà di avviare un processo di pace credibile, come dimostrerebbero i bombardamenti continui e le richieste considerate irragionevoli, in particolare sul Donbass.
Medio Oriente e tregua a Gaza
Meloni ha dedicato un passaggio anche al Medio Oriente, esprimendo un giudizio positivo ma prudente sulla tregua a Gaza. Ha sottolineato la necessità di lavorare per una stabilizzazione duratura e per il rispetto del diritto internazionale umanitario, evitando però valutazioni che anticipino sviluppi ancora incerti.
Mercosur: apertura, ma senza accelerazioni
Sul possibile accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur, la presidente del Consiglio ha detto che una firma nei prossimi giorni sarebbe prematura. L’Italia, ha chiarito, non intende bloccare l’intesa ma chiede garanzie di reciprocità per il settore agricolo e un confronto preventivo con gli agricoltori. Meloni si è detta fiduciosa che le condizioni per un accordo possano maturare con l’inizio del nuovo anno.
I centri per migranti in Albania
Meloni ha difeso con toni netti il progetto dei centri per migranti in Albania, sostenendo che il cosiddetto ‘modello Albania’ funzionerà e contribuirà a contrastare l’immigrazione irregolare e il traffico di esseri umani. Ha aggiunto che un quadro normativo europeo più solido potrebbe rendere l’iniziativa meno esposta a interventi giudiziari che il governo considera di natura ideologica. Le critiche delle opposizioni, ha detto, non modificheranno la linea dell’esecutivo.
Bilancio europeo e politiche agricole
Parlando del bilancio dell’Unione, Meloni ha criticato la proposta della Commissione europea che prevede un aumento dei contributi nazionali a fronte di risorse ridotte per politiche come la Politica agricola comune e la coesione. “Non accetteremo di pagare di più per ottenere di meno”, ha detto, ribadendo che per l’Italia questi capitoli restano prioritari.
Le critiche delle opposizioni
Nel dibattito successivo, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha accusato il governo di presentarsi in Europa con una posizione debole e divisa. Secondo Schlein, la risoluzione unitaria del centrodestra sarebbe priva di contenuti proprio perché rifletterebbe l’assenza di una linea comune, in particolare sul ruolo della Lega e di Matteo Salvini, definito ambiguo e vicino a Mosca.
Anche Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha criticato quella che ha definito l’assenza di una visione chiara sulla guerra in Ucraina, accusando la maggioranza di ipocrisia per non esplicitare la propria posizione sull’invio di armi e sostenendo che il centrosinistra saprà ricomporre le proprie differenze.







