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Home » Meloni chiude Atreju e apre sfida per le Politiche: attacca la sinistra e rivendica scelte governo
Politica

Meloni chiude Atreju e apre sfida per le Politiche: attacca la sinistra e rivendica scelte governo

Sala NotizieBy Sala Notizie14 Dicembre 20257 Mins Read
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Meloni chiude Atreju e apre sfida per le Politiche: attacca la sinistra e rivendica scelte governo
Meloni chiude Atreju e apre sfida per le Politiche: attacca la sinistra e rivendica scelte governo

Sale sul palco interpretando con una prossemica scanzonata il ritmo di “Giorgia-Giorgia” che la folla intona. E’ il suo momento, il discorso di chiusura della kermesse del partito nel cuore di Roma, dove tutto parla di Fratelli d’Italia, senza neanche un simbolo di Fratelli d’Italia nella comunicazione ufficiale. 

Tra le bancarelle e una pista da pattinaggio, un “villaggio natalizio” per tutti i cittadini, dal sapore “orgogliosamente” nazional-popolare, dove sono stati ospitati tutti i leader (tranne quella del Pd Elly Schlein che non ha accettato l’invito e contemporaneamente oggi parlava all’assemblea nazionale del suo partito), il discorso di Giorgia Meloni è stato applauditissimo. Ha definito l’edizione di Atreju la più riuscita di sempre, il suo eloquio durato quasi un’ora è stato interamente puntellato da attacchi ironici e sferzanti al centro-sinistra e in particolare a Schlein. La parola più pronunciata è stata proprio “sinistra”.

Secondo diversi analisti quelli di oggi, da una parte Giorgia ad Atreju e dall’altra Elly all’Auditorium Antonianum, sono stati i calci d’inizio della campagna elettorale per le elezioni politiche 2027.

La premier ha ringraziato i militanti e i colleghi di governo, così come tutti i leader che sono passati in questi giorni, compresi quelli delle opposizioni. C’è stato persino Abu Mazen, presidente della Palestina, che lei ha nuovamente elogiato e anche in questo caso ha sfruttato l’occasione per denigrare gli avversari politici: “La sua bella presenza qui ad Atreju he fa giustizia delle accuse vergognose di complicità in genocidio che una sinistra imbarazzante ci ha rivolto per mesi“.

“Ma voglio ringraziare anche Schlein, che con il suo nannimorettismo ha comunque fatto parlare di noi. La cosa divertente è che il presunto Campo largo lo abbiamo riunito noi ad Atreju e quella che dovrebbe federarli non si è presentata, contenti loro”,

La sinistra “si porta sfiga” 

Meloni ha anche citato il caso della contestata casa editrice filofascista a Più Libri Più Liberi: “Si portano tra loro – intendendo sempre “la sinistra” – una sfiga che manco quando ti capita la pagoda del Mercante in fiera”. Meloni ha insistito proprio sulle divisioni del centrosinistra: “Noi siamo alleati e siamo amici, loro no. Gli ho proposto un confronto due contro uno e mi hanno detto di no. Ma non perché non volessero confrontarsi con me, ma perché non volevano confrontarsi tra di loro. E vorrebbero governare. Ma come fanno?”. 

“Il Pd si indigna per vendita gruppo Gedi, ma restano muti su Stellantis, come Landini”

“Vengono a parlare a noi di equità, dicono che noi favoriamo i ricchi perché abbiamo tagliato di due punti  l’Irpef ai redditi fino a 50.000 euro l’anno, dopo che già avevamo  accorpato le prime due aliquote dell’irpef abbassando le tasse a chi  percepisce fino a 28.000 euro l’anno, perché per loro chi guadagna  2.500 euro lordi al mese e magari ci mantiene tre figli e magari ci  paga il mutuo, è ricco”., ha detto ancora Meloni. “Noi invece abbiamo un’altra idea di chi siano i ricchi in Italia: i gruppi di potere che gestivano le concessioni  autostradali, quelli che monopolizzavano determinati settori industriali, i grandi gruppi finanziari e via discorrendo e sono tutte realtà alle quali la sinistra al governo ha ampiamente garantito il  suo favore. Non accettiamo lezioni da chi fa il comunista con il ceto  medio e il turbo capitalista a favore dei potenti“. 

“Oggi il Pd si indigna perché gli Elkann vogliono vendere il gruppo  Gedi e non ci sarebbero garanzie per i lavoratori però quando chiudevano gli stabilimenti di Stellantis ed erano gli operai a  perdere il posto di lavoro tutti muti! Anche Landini che faceva le  interviste a Repubblica e sul tema fischiettava! Tutti muti!”.

Meloni ha anche sottolineato “l’ennesimo fallimento dell’ennesimo sciopero indetto venerdì scorso“.

“Ci hanno detto – ha aggiunto – che aumentavamo la precarietà, poi si è scoperto che la quasi totalità dei nuovi contratti è a tempo indeterminato con una straordinaria percentuale di donne, il più alto numero di sempre di donne che lavorano. Allora hanno cominciato a dire che i salari sono troppo bassi ed è vero, solo che sono bassi da qualche decennio, soprattutto grazie alla sinistra. E invece ora cominciano a risalire e non lo dico io, lo dice vicepresidente della Commissione Europea, Roxana Mînzatu, che è una socialista e che ha dichiarato che i salari reali degli italiani stanno mostrando una ripresa dopo anni di declino e i dati sono davvero incoraggianti. Possiamo fare di più? Certo, abbiamo fatto meglio della sinistra”.

“Cetto La Qualunque in confronto alla sinistra è Ottone di Bismarck”

La premier ha parlato anche delle elezioni regionali. “Per il famoso cinque a uno che – ha osservato – dovevano infliggerci alle elezioni regionali si sono giocati ogni carta possibile, inclusi il riconoscimento dello stato della Palestina se avessero vinto nelle Marche e l’esenzione dal bollo auto se avessero vinto in Calabria. Roba che Cetto La Qualunque in confronto è Ottone di Bismarck. Non è andata così. A mettere fine alla guerra in Palestina è stato l’odiato Donald Trump e le regionali sono finite 3 a 3”, ha concluso.

“Le figuracce che ha fatto l’Italia in passato ci sono costate soldi”

“Le agenzie di rating che rivedono al  rialzo il giudizio per l’Italia, portandola dove merita, cioè in serie A, significa attrattività per i nostri titoli di Stato. Gli 80  miliardi di investimenti che abbiamo portato in Italia in tre anni  grazie agli accordi con altre nazioni, con le grandi aziende,  significano posti di lavoro. Lo spread, che oggi è a un terzo rispetto a quando ci siamo insediati, i tassi dei nostri titoli di Stato che  scendono vogliono dire miliardi di euro di interessi risparmiati,  soldi che noi possiamo investire sui bisogni degli italiani. Perché la verità è che le figuracce che l’Italia ha fatto negli anni sono  costate soldi, i governi che cambiavano in continuazione, secondo stime del Sole 24 Ore. Ci sono costati in 10 anni 265 miliardi di  euro. È l’equivalente di un’intera legge di bilancio ogni anno”, così Meloni ancora contro il centro-sinistra che ha governato in passato.

“Ecco quanto gli italiani hanno pagato di tasca loro per i giochi di palazzo della sinistra. Ma vogliamo anche che i nostri figli crescano in una  nazione coraggiosa. E c’è voluto coraggio per chiudere una volta per  tutte la stagione degli sprechi, delle plurimiliardarie mance  elettorali con cui qualcuno pensava di comprare il consenso scaricando i costi sulle generazioni a venire, abbiamo detto basta. Così abbiamo  sostituito il reddito di cittadinanza con il diritto al lavoro, il  bonus monopattino con i soldi per le strade e le ferrovie, il cashback di Stato con il taglio dell’irpef, i banchi a rotelle”.

“Si tolgono figli a chi vive nel bosco, ma si resta in silenzio davanti alle baraccopoli nei campi rom”

“Lo Stato che si vuole sostituire alle mamme e ai papà ha dimenticato i suoi limiti, come lo ha superato chi non si è fatto remore a difendere la decisione di mettere in comunità dei bambini che vivono con i propri genitori nella natura – anche qui c’è sottinteso un attacco ai giudici e alla sinistra – e poi però rimane in silenzio davanti alla vergogna di bambini che vivono nelle baraccopoli nei campi Rom, che vengono mandati a fare accattonaggio o a rubare. Sono banali principi di buon senso”.

Al referendum sulla giustizia votare sì per stop a vergogna come Garlasco  

Non ha resistito Meloni al tentativo che da qualche settimana alcuni esponenti del centro-destra e organi di stampa stanno portando avanti, ossia cavalcare il caso mediatico più seguito dell’anno per convincere gli elettori rispetto alla riforma della Giustizia. Così la leader prova a scansare da sé, dalla sua persona e dal giudizio sul suo governo, il referendum: “non ha nulla a che vedere con ‘mandiamo a casa Meloni’, invocato da chi non ha argomenti contro la riforma. Dico: fregatevene della Meloni. Il governo rimane in carica fino alla fine della legislatura, i governi passano, le leggi rimangono e incidono sulla vostra vita più di quanto possiate immaginare. Fregatevene della Meloni e votate per il futuro della Nazione affinché non ci debba più essere la vergogna come Garlasco”.

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