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Home » Medici in rivolta contro la riforma di Schillaci, cosa cambia per i cittadini
Salute

Medici in rivolta contro la riforma di Schillaci, cosa cambia per i cittadini

Sala NotizieBy Sala Notizie24 Aprile 20265 Mins Read
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Medici in rivolta contro la riforma di Schillaci, cosa cambia per i cittadini
Medici in rivolta contro la riforma di Schillaci, cosa cambia per i cittadini

E’ un coro praticamente unanime quello sollevato dai camici bianchi contro la proposta di riforma della medicina generale presentata dal ministro della Salute Orazio Schillaci alle Regioni. La riforma degli studi non piace ai medici che hanno sollevato critiche sia sui contenuti che sulle modalità di elaborazione del provvedimento, chiedendo anche l’intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “È una riforma fatta senza i medici e senza i cittadini: inefficace, inutile e dannosa”, ha affermato il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), Filippo Anelli, secondo cui il provvedimento “mette in discussione un principio fondamentale per questo tipo di assistenza: oggi il medico di famiglia è il medico del cittadino” che “ha come ottica quella di tutelare la sua salute. Diversamente, diventerebbe il medico dell’azienda tutelando l’interesse aziendalistico”. Politica invece divisa anche dentro la maggioranza, in particolare dentro Forza Italia.

La riforma e la bocciatura dei medici

La proposta che potrebbe diventare presto un decreto legge – il testo dovrà prima essere condiviso con le Regioni – prevede un doppio canale per la medicina di base. Da una parte, i medici di famiglia che lavoreranno secondo il rapporto di convenzione “riformata” con le Regioni: si tratta di un’evoluzione della forma attuale che prevederà anche dei vincoli orari nei confronti delle Case di Comunità. Dall’altra, ci saranno i medici che sceglieranno di diventare dipendenti del Servizio sanitario a tutti gli effetti e quindi lavoreranno direttamente all’interno delle nuove strutture sul territorio finanziate dal Pnrr con 2 miliardi. Dura la reazione della Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia, che parla di un provvedimento “che distruggerà il medico di famiglia” “mai discusso con le categorie, inattuabile e pericoloso per i pazienti”, e per questo si appella alla presidente del Consiglio chiedendole di “intervenire direttamente per sospendere l’iter del decreto”. Secondo Fimmg, la riforma rischia di incentivare la fuga dei giovani medici dalla medicina generale causando “accessi impropri al Pronto Soccorso, cronicità non gestita, peggioramento delle disuguaglianze territoriali”. Per i pediatri della Fimp “il rafforzamento della sanità territoriale e delle Case della Comunità è un obiettivo condivisibile, ma non può essere perseguito attraverso modelli imposti dall’alto”. Mentre, secondo la Federazione Cimo-Fesmed, la riforma potrebbe innescare una “competizione” tra medici capace “di destabilizzare l’intero servizio sanitario”.

Reazioni contrastanti dalla politica

Per la senatrice del Movimento 5 Stelle, Mariolina Castellone, la proposta “contiene alcuni spunti che, almeno nelle intenzioni, potrebbero andare nella giusta direzione”. Critiche per il metodo, invece, dal deputato Pd Gian Antonio Girelli: “ogni intervento in materia deve nascere da un confronto serio, schietto e approfondito con chi quella riforma è chiamato ad attuarla ogni giorno”. Apertura, invece, dai governatori di centro-destra, a partire dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca: “L’illustrazione orale di principio mi ha convinto. Aspettiamo il testo”. Divisa Forza Italia: contraria alla proposta del ministro Schillaci è la presidente dei senatori di Forza Italia, Stefania Craxi. Che dopo aver sottolineato come riemerga “periodicamente nel dialogo tra Stato e Regioni l’illusione di migliorare l’efficienza dei medici di famiglia rendendoli dipendenti dei servizi sanitari regionali” ha ribadito come occorra “al contrario, condurli agli studi associati tra professionisti convenzionati in modo da garantire la prossimità, la fiduciarietà e la reperibilità del loro servizio”. Positivo invece il Governatore della Calabria Roberto Occhiuto sempre di Forza Italia per il quale la riforma di Schillaci rappresenta “un buon punto di partenza” e “con una chiara impronta liberale” dando la possibilità “su base volontaria” ai medici di diventare dipendenti: “Una scelta che, oltre a rafforzare l’organizzazione dell’assistenza territoriale, offre un’opportunità concreta soprattutto ai giovani medici, consentendo loro di avviare più rapidamente il proprio percorso professionale senza dover sostenere costi iniziali particolarmente gravosi, come l’apertura di uno studio medico”.

Cosa cambia per i cittadini

Ma quali potrebbero essere gli effetti per i cittadini-assistiti. La riforma che – va ricordato – deve ancora essere scritta nei dettagli ha un impatto soprattutto sullo status giuridico dei medici di famiglia più che sui pazienti. L’attuale convenzione resta il modello ordinario della medicina generale e della pediatria di libera scelta e quindi non viene abolito il rapporto fiduciario con il paziente, anche se viene riformato il modo con il quale saranno remunerati: oggi vengono pagati per la cosiddetta quota capitaria cioè il numero di assistiti che seguono (si arriva a un massimo di 1500-1800 pazienti), con la riforma si pagheranno in base a obiettivi (le linee guida fanno degli esempi: dai cronici assistiti al numero di ore trascorse nelle Case di comunità). Per i pazienti di questi medici che resteranno prioritariamente all’interno degli studi non cambia praticamente nulla. I nuovi medici di famiglia dipendenti saranno invece impiegati lì dove ci sono più carenze, a esempio anche in quelle zone dove mancano medici di famiglia, e soprattutto all’interno delle nuove Case di comunità, i maxi ambulatori dove fare visite e anche primi esami diagnostici oltre alla prevenzione. I detrattori della riforma sottolineano come per questi medici si allenta il rapporto fiduciario con il proprio assistito: nelle nuove strutture i medici si alternano e quindi non tutti potrebbero conoscere bene il paziente. D’altro canto il beneficio è quello di trovare nella struttura sempre un dottore disponibile e la possibilità – lì dove ci sono le attrezzature diagnostiche – di poter fare un esame come una spirometria o un Ecg.

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