
«Al referendum del 22-23 marzo voterò Sì. E non per il mio cognome, né per spirito di parte, ma perché è la cosa giusta». Lo afferma, in un’intervista al Corriere della Sera, Marina Berlusconi, primogenita di Silvio Berlusconi e presidente di Fininvest e Mondadori. «A questo dovrebbero servire i referendum – aggiunge -: a votare sui contenuti, non in base alle appartenenze. Non è una resa dei conti politica, né un voto pro o contro il governo. La separazione delle carriere è necessaria per spezzare un giogo che soffoca tutti, a partire dagli stessi magistrati. E per garantire la vera terzietà dei giudici. Abbiamo un’occasione irripetibile, non lasciamocela scappare».
In tanti vedono in lei la leader che ispira le scelte del centrodestra. «Ancora questa storia… – prosegue – il mio lavoro è un altro. Anzi, mi lasci dire che sono orgogliosa di quello che stiamo facendo. Mondadori è solida e si conferma un presidio di qualità e pluralismo; Mediolanum ha chiuso un anno record grazie all’ottimo lavoro di Massimo Doris. E mio fratello Pier Silvio con Mediaset continua a fare numeri eccellenti, mentre il sogno di una tv europea con la testa in Italia è divenuto realtà».
«È vero – afferma ancora Marina Berlusconi -, mio padre ha subìto un’inaccettabile persecuzione giudiziaria. Ma non ragiono per rivalsa, e il problema non riguarda una sola stagione, né una sola persona. C’è una minoranza di magistrati ideologizzati che continua a fare danni. La giustizia è condizionata da un vergognoso mercato di nomine. Ogni magistrato è libero di avere le sue idee, ci mancherebbe, ma in nessun caso dovrebbe fare carriera con la politica, né fare politica con l’attività giudiziaria».
«Penso che a Tajani – conclude Marina Berlusconi – noi elettori di Forza Italia dovremmo solo esprimere gratitudine e apprezzamento per quello che ha fatto e che continua a fare. Ha tenuto saldo il partito in un momento delicatissimo. Adesso inevitabilmente comincia una fase nuova, in cui bisogna guardare avanti e costruire il futuro. Sono certa che il primo a saperlo e a volerlo fare sia proprio lui.
Nella maggioranza «è normale che ci siano punti di vista diversi, ma nel momento delle scelte è sempre rimasta compatta» aggiunge MArina Berlusconi. Che medaglia per Giorgia Meloni? Oro, argento o bronzo? «Io tifo per l’oro. Perché se vince la Meloni, vince il Paese. Però il rischio di scivolare c’è: la situazione internazionale è grave, a cominciare dai rapporti tra Europa e Stati Uniti. La premier si sta impegnando per tenerli saldi. E fa benissimo».






