
Dal nostro corrispondente
NEW DELHI – La tregua tra Thailandia e Cambogia sbandierata meno di un mese e mezzo fa da Donald Trump, nel pieno della sua campagna per vincere il Premio Nobel per la Pace, è andata in pezzi lunedì mattina, quando l’aeronautica militare di Bangkok ha bombardato una serie di «obiettivi militari» sul territorio del Paese confinante.
Un portavoce dell’esercito thailandese ha spiegato che i raid aerei sono stati lanciati dopo l’uccisione di un soldato e il ferimento di altri quattro in una serie di scontri avvenuti in due aree della provincia orientale di Ubon Ratchathani. Il ministero della Difesa cambogiano ha accusato l’esercito thailandese degli attacchi di terra, aggiungendo che le proprie truppe non avrebbero risposto al fuoco e chiedendo a Bangkok di «fermare immediatamente tutte le attività ostili che minacciano la pace e la stabilità della regione».
In Thailandia è già scattato un piano di evacuazione per più di 385mila civili in quattro distretti di confine. L’Esercito ha comunicato che sono già 35mila le persone ospitate nei rifugi temporanei.
I due Paesi asiatici sono divisi da un’annosa disputa territoriale che lo lo scorso luglio, dopo una serie di scaramucce, è sfociata in cinque giorni di intensi combattimenti costati la vita ad almeno 48 persone, prima di un accordo di cessate il fuoco mediato dal primo ministro malese Anwar Ibrahim e da Trump. La firma della tregua è avvenuta a ottobre a Kuala Lumpur, in concomitanza con un viaggio in Asia del presidente americano, ma nel giro di poche settimane la Thailandia ha annunciato il proprio ritiro dall’accordo in seguito al ferimento, a causa dello scoppio di una mina, di un suo soldato.








