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Home » La corruzione invisibile: il sistema Sicilia tra potere, affari e silenzi
Finanza

La corruzione invisibile: il sistema Sicilia tra potere, affari e silenzi

Sala NotizieBy Sala Notizie16 Novembre 20255 Mins Read
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La corruzione invisibile: il sistema Sicilia tra potere, affari e silenzi
La corruzione invisibile: il sistema Sicilia tra potere, affari e silenzi

Una massa informe di politici, amministratori locali, mediatori e imprenditori. E il sospetto che si tratti solo della parte più evidente, la punta di un iceberg, quella interessata dalle indagini. Perchè poi la parte maggiore, ancora non rilevata, è quella che non si vede. Può cominciare così il racconto sulla corruzione in Sicilia, un tema tornato d’attualità in maniera diremmo prepotente nelle ultime settimane per gli effetti politici dell’indagine della procura di Palermo che coinvolge l’ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro detto Totò, fino a qualche giorno fa segretario della Nuova Democrazia cristiana che lui ha rifondato e fatto crescere in Sicilia.

Il grande affare della sanità

Il male, a quanto pare, è abbastanza diffuso: dal 2020 al 2025 abbiamo contato poco più di 250 indagati in procedimenti che riguardano gestione degli appalti, nomine pubbliche e scambio politico-amministrativo, con almeno due filoni che mostrano intersezione diretta o indiretta con Cosa nostra (Catania e Castelvetrano), e una centralità strutturale della sanità come leva di potere. Nel solo 2024, secondo una ricerca di Libera, la Sicilia ha registrato 5 inchieste su 48 (10,4%) a livello nazionale e 82 indagati su 588 (13,9%) totali, «confermandosi tra le regioni con la più alta incidenza di casi di corruzione in Italia».

Le relazioni opache

Si tratta ovviamente di stime e possiamo dire con ragionevole certezza che sono, le nostre, stime per difetto. Le indagini giudiziarie che hanno interessato la Sicilia negli ultimi anni restituiscono un quadro articolato, dove politica, burocrazia e imprenditoria si intrecciano in una rete di relazioni opache: dai vertici regionali ai tecnici di settore, fino ai professionisti e ai cosiddetti “uomini di fiducia”, il profilo degli indagati copre l’intero spettro del potere amministrativo ed economico dell’Isola. Le inchieste per corruzione, turbativa d’asta e (finché c’era) abuso d’ufficio non sono più episodi isolati ma segnali di un sistema che si è evoluto, spostando il proprio baricentro in alto, nei luoghi dove si decide la spesa pubblica. Non si tratta, a quanto pare, di un’ondata improvvisa, ma di una trasformazione profonda: la corruzione siciliana oggi è forse meno diffusa, ma appare più organizzata e più vicina al potere. «Le nostre indagini svolte negli ultimi anni, hanno messo in luce come oggi la corruzione si manifesti attraverso forme più sottili e socialmente accettabili di scambio di favori. Le tangenti continuano a essere utilizzate, ma ancora più spesso quello che si realizza è uno scambio di utilità che ha alla base consolidati legami relazionali costruiti e coltivati nel corso del tempo – spiega il generale Domenico Napolitano, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Palermo -. Il più delle volte si tratta di forme di scambio che creano dipendenze destinate a riproporsi nel tempo, generando anche forme di fidelizzazione».

In primo piano il generale Domenico Napolitano, comandante provinciale della Guardia di finanza di Palermo

I politici sempre in primo piano

Al vertice della piramide si collocano gli esponenti politici, accusati di aver sfruttato la propria posizione per influenzare nomine, affidamenti e procedure di gara. E l’ultima inchiesta sulla sanità regionale rappresenta uno dei casi più emblematici: tra gli indagati figurano un ex presidente della Regione di cui abbiamo detto, un ex ministro e un capogruppo all’Assemblea regionale siciliana. Il sospetto degli inquirenti è che attraverso la leva politica sia stato costruito un sistema di potere in grado di condizionare la gestione delle risorse pubbliche. Sul fronte dei Comuni, inchieste diciamo minori tra il 2022 e il 2024 hanno coinvolto sindaci, assessori e consiglieri comunali. Si tratta soprattutto di procedimenti legati a forniture pubbliche o turbative d’asta, che spesso affondano le radici in reti di favori locali. Accanto ai protagonisti istituzionali emergono le figure intermedie, spesso decisive per mantenere i legami tra pubblico e privato: autisti, consulenti, referenti d’impresa e “facilitatori”. «Dal nostro osservatorio particolareggiato, si assiste a un’insistente ricerca di fondi pubblici da parte dei privati – dice ancora Napolitano -. L’imprenditore si confronta con i dirigenti pubblici che fanno da veicolo con la componente politica (che materialmente gestisce i finanziamenti) nell’individuazione di quelle progettualità con maggiori possibilità di finanziamento. Verso quest’ultime vengono indirizzati gli imprenditori esclusivisti nella fornitura del determinato servizio che sono già noti in quanto inclini a “ripagare il servizio” mediante la dazione di utilità di varia natura, che spaziano dai conferimenti di incarichi e consulenze alle assunzioni. Si tratta di forme di corruzione sempre più difficili da intercettare ed estirpare, perché realizzate attraverso forme elusive ovvero cercando di non violare la legge in modo diretto».

Cracolici (Antimafia regionale): «Regione luogo di intermediazione»

«La Regione è tornata a essere un luogo di mera intermediazione in cui si diffonde la pratica della corruzione, con un abbassamento complessivo del rigore e della prudenza. Si fa tutto alla luce del sole, senza vergogna» dice il presidente della commissione antimafia dell’Assemblea regionale Antonello Cracolici. «Mafia, affari, politica: vi è una forte compromissione delle istituzioni regionali , al netto delle responsabilità penali. La politica assuma iniziative indipendenti dalle questioni processuali» dice dal canto suo Alfio Mannino, segretario regionale della Cgil. Per dirla in altri termini si tratta di una «corruzione pulviscolare, sistemica, organizzata» secondo una definizione che ne ha dato Libera in un rapporto sulla corruzione in Italia del 2024. E spesso, molto spesso, non servono più le tangenti: il nuovo linguaggio della corruzione è quello della relazione con consulenze, incarichi, proroghe, sponsorizzazioni, favori amministrativi. Scambi che producono dipendenza politica e controllo burocratico. Il potere si esercita non più solo attraverso il denaro, ma attraverso la capacità di distribuire opportunità: chi decide dove investire — in una gara, in una nomina, in un incarico — decide anche chi conta e chi resta escluso.

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