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Home » Italia leader in Europa, ma troppo dipendente dalle importazioni di materiali
Finanza

Italia leader in Europa, ma troppo dipendente dalle importazioni di materiali

Sala NotizieBy Sala Notizie20 Maggio 20263 Mins Read
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Italia leader in Europa, ma troppo dipendente dalle importazioni di materiali
Italia leader in Europa, ma troppo dipendente dalle importazioni di materiali

L’Italia è leader in Europa per la circolarità, ma resta il Paese più dipendente dalle importazioni di materiali tra le grandi economie dell’UE. Il 46,6% delle materie prime trasformate proviene dall’estero, contro una media UE del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%. Il costo di questa dipendenza sta diventando sempre più insostenibile. Nel 2025 la spesa per le importazioni di materiali ha sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del +23,3% rispetto al 2021, pur con volumi complessivi in calo. Il costo dei metalli – nichel, rame, acciaio – è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali. Una pressione economica destinata ad aumentare con il protrarsi delle tensioni geopolitiche e dei prezzi e della volatilità dell’approvvigionamento di materie prime strategiche, oltre che di fonti fossili di energia. I dati che emergono dall’8° Rapporto sull’Economia Circolare in Italia 2026, presentato a Roma durante la Conferenza Nazionale sull’Economia Circolare, promossa dal Circular Economy Network in collaborazione con la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e con ENEA, mostrano dunque luci e ombre del nostro Paese e dell’Europa. L’Italia ha un buon livello di circolarità per il tasso di riciclo dei rifiuti e per un utilizzo efficiente dei materiali, ma investe poco nell’innovazione circolare, presenta debolezze in diversi mercati delle materie prime seconde e resta esposta a una forte dipendenza dall’importazione di materie prime strategiche. D’altro canto, l’Europa si è impegnata per promuovere la circolarità con una serie di misure, ottenendo risultati positivi ma ancora insufficienti, specie nel nuovo contesto internazionale. Mantiene infatti un tasso di utilizzo circolare dei materiali molto basso, intorno al 12%, ed è vulnerabile perché dipende in modo rilevante dall’importazione di numerose materie prime critiche, anche strategiche per la sicurezza e la sostenibilità del suo sviluppo. Per questo sta preparando una nuova legge quadro, il Circular Economy Act, previsto per la fine dell’anno, che dovrebbe contribuire a imprimere un’accelerazione alla circolarità dell’economia europea. Inoltre, il recente rapporto OCSE Inventory of Export Restrictions on Critical Raw Materials 2026 evidenzia, dal 2009 al 2024, un trend consolidato di restrizione del commercio globale, di aumento dei nazionalismi e del protezionismo, documentato da un aumento di cinque volte delle restrizioni (dazi, limitazioni quantitative e divieti) all’export di materie prime critiche: limitazioni che colpiscono materiali ormai essenziali per lo sviluppo come litio, cobalto, nichel, grafite, terre rare e manganese. Una dinamica in atto, precedente alla crisi dello stretto di Hormuz, che l’ha ulteriormente aggravata e resa ancora più evidente. Per queste ragioni, al centro della Conferenza nazionale sull’economia Circolare di quest’anno emerge una riflessione sulla maggiore circolarità dell’economia non solo come scelta di sostenibilità ma come necessità per la sicurezza e per la competitività. “Con la crisi di Hormuz si discute molto della necessità di ridurre la vulnerabilità prodotta dalla dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, ma troppo poco di quella altrettanto critica legata a numerose materie prime, decisive per la sicurezza degli approvvigionamenti e soggette a forte volatilità dei prezzi”, osserva Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. “Una maggiore circolarità dell’economia – che implica un uso più efficiente dei materiali, una riduzione del consumo di materie prime attraverso il riciclo dei rifiuti, e un ricorso più ampio alla riparazione, al riutilizzo e all’uso condiviso, insieme a modelli di consumo più sobri e responsabili – diventerà sempre più una condizione imposta non solo dalla crisi climatica e dalla limitatezza delle risorse, ma dal contesto geopolitico. La circolarità è ormai un contenuto essenziale di una politica industriale all’altezza dei tempi”.

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