
Burlando (Bancomat): stablecoin in euro
“La sovranità monetaria europea non si esaurisce solo con la scelta della moneta ma riguarda anche la scelta dell’infrastruttura. Le due cose non sono separabili e se l’Europa vuole che la propria moneta — che sia pubblica o privata, digitale o no — abbia autonomia reale, deve costruire i circuiti su cui farla girare attraverso infrastrutture nazionali radicate, capaci di interoperare”. Lo ha detto l’ad di Bancomat, Fabrizio Burlando, nel corso del suo intervento al Festival dell’Economia di Trento. “Ogni moneta che ha avuto peso geopolitico si è appoggiata a un’infrastruttura che ne garantiva il funzionamento e, nei momenti critici, il controllo. Noi crediamo a una via europea con una stablecoin istituzionale basata sull’euro e in piena sintonia con il sistema bancario che può essere una soluzione molto meno rischiosa di una stablecoin in dollari”.
Luongo (Carabinieri): follow the dates
“La criminalità si adegua al mondo moderno e cerca di rendere invisibili le proprie attività, anche grazie alla tecnologia, per fare in modo che il profitto sia massimizzato. Ecco perché è necessario anche per noi mettere in moto dei sistemi virtuosi per preparare il personale e renderlo attrattivo nei confronti del mercato e cercare nuove metodologie”.
Lo ha detto il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, intervenendo al Festival dell’economia di Trento. “Le mafie non sono più solo controllo del territorio e violenza, ma vere e proprie ’holding criminali’ che si muovono secondo logiche economiche per infiltrare l’economia legale e alterare la concorrenza”.
“Falcone diceva “follow the money”, oggi possiamo dire “follow the dates”, ha proseguito il comandante generale.
Allevi: ho tradotto il mieloma in note
“Tutto comincia il 2 giugno 2022, quando durante un concerto a Vienna, dopo giorni di febbre, sento un dolore alla schiena così forte da non riuscirmi ad alzare per accogliere l’applauso finale. Alcuni giorni dopo, a seguito di alcune visite, ricevo la diagnosi. Il male che sentivo era sintomo del mieloma, del tumore del midollo osseo”. Non ha nascosto nulla Giovanni Allevi al suo pubblico che ieri sera ha affollato il Festival dell’economia di Trento per ascoltare l’intervista-concerto del Maestro.
“Il vero cambiamento però per me è arrivato dopo, durante la prima visita in un centro specialistico, mentre aspettavo in sala d’attesa e un signore anziano mi ha detto, con dolcezza; “qua siamo tutti uguali” . Lì ho capito che non contavano e non contano i successi e gli insuccessi, che l’autenticità e la dignità degli esseri umani è nella sofferenza. E la mia reazione è stata una sensazione di respirare meglio”.
Per Allevi è “una questione di prospettive e di scelte, che si riflette anche nel momento peggiore, quello in cui si perde peso e si pensa che sia arrivata la fine”. È allora che Allevi ha deciso di comporre: “Bach, nel contrappunto 14, inserisce una melodia di quattro note che corrisponde al suo nome, alla trasposizione musicale delle lettere che lo compongono” – ha spiegato – . Ricevuta la diagnosi, non mi sono quasi mai chiesto sopravviverò? ma mi sono chiesto la parola mieloma come suona in musica?”. Seguendo la trasposizione di Bach, ho suonato le sette note che corrispondono alle sette lettere, e ho scoperto che sono bellissime. A partire da lì, da quelle sette note, ho quindi composto un concerto per violoncello e orchestra, che ho intitolato MM22”.







