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Home » Il parlamento Ue vota sull’immunità di Ilaria Salis: ecco perché Forza Italia potrebbe salvarla
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Il parlamento Ue vota sull’immunità di Ilaria Salis: ecco perché Forza Italia potrebbe salvarla

Sala NotizieBy Sala Notizie20 Settembre 20253 Mins Read
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Il parlamento Ue vota sull’immunità di Ilaria Salis: ecco perché Forza Italia potrebbe salvarla
Il parlamento Ue vota sull’immunità di Ilaria Salis: ecco perché Forza Italia potrebbe salvarla

Il destino di Ilaria Salis sarà deciso dal voto dei 188 eurodeputati popolari (tra i quali i 9 di Forza Italia) che siedono nell’Eurocamera. Cifre alla mano, l’eurodeputata eletta nelle file di Avs (detenuta in un carcere ungherese di massima sicurezza per quasi un anno e da dove fu scarcerata dopo l’elezione a Strasburgo) eviterà di tornare sotto processo a Budapest solo se almeno un terzo tra loro voterà con i progressisti a favore dell’immunità, nel corso della prossima plenaria. Il giorno della verità, con ogni probabilità, sarà il 7 ottobre. A giocare a favore di Salis i continui attacchi da parte del governo magiaro che potrebbero compattare l’ala dei popolari che in passato si è battuta per la cacciata di Orban stesso (che ha definito Salis, anche senza citarla, “terrorista”) dal Ppe.

Che l’eurodeputata di Avs non sia una terrorista ne è convinto il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «Non devo fare commenti sulle scelte di altri Stati – premette il vicepremier – non credo che la Salis sia una terrorista. Ha idee molto diverse dalle mie, c’è un processo che la riguarda, ma non mi risulta che sia una terrorista». Mentre è duro Giovanni Donzelli di FdI: «Credo che la Salis se ha fatto le sue scelte con coraggio deve rinunciare all’immunità parlamentare. Se non vi rinuncia, il Parlamento deve votare per la rinuncia all’immunità parlamentare per la Salis»

Voto decisivo in Aula

Il primo passaggio sarà il voto martedì 23 settembre in Commissione Affari legali sul testo del relatore, il popolare spagnolo Adrián Vázquez Lázara. Le carte non sono pubbliche, tuttavia fonti informate assicurano che dovrebbe proporre la revoca dell’immunità, secondo il principio che tale istituto tutela gli eletti dai reati presuntamente compiuti durante il mandato parlamentare, e non prima. I numeri in Commissione, se il Ppe votasse compatto la relazione, sarebbero 14 contrari all’immunità, e 11 favorevoli. In caso di parità, la relazione verrebbe bocciata. Il voto non sarà vincolante. Quello decisivo, come ricordato, è quello dell’Aula, a maggioranza semplice dei presenti.

La richiesta di revoca dell’immunità

Tuttavia, la Commissione sarà chiamata a esprimersi lo stesso giorno su un altro caso, anche quello legato strettamente legato a Budapest, ovvero se concedere o meno l’immunità al popolare ungherese Péter Magyar, leader dell’opposizione a Orban. La speranza dei sostenitori di Salis è che il Ppe, chiamato a difendere uno dei propri contro Orban, faccia lo stesso con l’italiana. Da ricordare che il governo di Orban chiese la revoca dell’immunità a Ilaria Salis il 10 ottobre dell’anno scorso, il giorno dopo al dibattito sulla presidenza ungherese del Consiglio, quando l’eurodeputata di Avs aveva criticato apertamente l’esecutivo magiaro. Per i suoi sostenitori, è la conferma lampante che si tratta di una richiesta tutta politica, persecutoria.

L’ipotesi di mandato di cattura internazionale

In caso di perdita dell’immunità il governo guidato da Viktor Orban potrebbe emettere un mandato di cattura internazionale. La diretta interessata non nasconde la preoccupazione: «Sono giorni difficili – racconta Salis in un’intervista a Repubblica – ho fiducia nei miei colleghi chiamati al voto sull’immunità, ma sì, sono preoccupata. Lo scenario che potrebbe aprirsi è terrificante. Se il parlamento dovesse revocarmi l’immunità, ripartirebbe il mio processo a Budapest: un processo farsa, con una sentenza già scritta, svolto in assenza di garanzie democratiche. Un processo in cui è impossibile difendersi e nel quale rischierei fino a 24 anni di carcere, una pena spropositata rispetto ai fatti che mi vengono contestati. Potrei essere estradata in Ungheria, riconsegnata a chi mi ha trascinato in tribunale al guinzaglio e in catene, a chi mi ha tenuto in carcere per più di quindici mesi in condizioni disumane».

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