
Se c’è una certezza nella vita è che a novembre esce un nuovo Call of Duty. Puntuale come una cartella esattoriale, ma decisamente più divertente. O almeno, così dovrebbe essere. Quest’anno tocca a Call of Duty: Black Ops 7. Li ho giocati tutti, dal primo sbarco in Normandia del 2003 fino alle guerre spaziali più improbabili. Parliamo di uno dei franchise più ricchi della storia del videogioco.Parliamo di oltre 500 milioni di copie vendute nella sua storia. Black Ops II (il nonno di questo nuovo capitolo) resta il re indiscusso con oltre 30 milioni di pezzi. Ogni anno il gioco ha saputo arricchirsi fino a diventare un kolossal degli sparatutto, un’opera ricchissima di contenuti, autoreferenziale, un unicum nel suo genere. Per Black Ops 7, appena atterrato su PC e console, la sfida si presenta più ardua del solito.
Il gioco uscito da poco, il 14 novembre 2025, e sta suscitando reazioni contrastanti tra i giocatori e la critica. Le vendite non hanno raggiunto per ora il target prefissato dall’editore Activision. E le ragioni sono più di una.
Come nasce Black Ops 7?
Sviluppato dal tandem Treyarch e Raven Software, questo capitolo ci porta nel 2035. Torna David “Section” Mason (sì, quello di Black Ops II, e ha pure la faccia di Milo Ventimiglia, per la gioia delle signore e l’invidia di noi comuni mortali). La trama ruota attorno a una misteriosa organizzazione chiamata “La Gilda”. Raul Menendez, il supercattivo, non sembra essere morto. Il mondo torna nel caos.
Le critiche alla campagna in coop
Il cast è stellare. Come sempre Cod è il migliore film di guerra di sempre. Questa volta però manca la scrittura dei precedenti capitoli. Tanta, tantissima azione e pochi colpi di scena. La componente in cooperativa rende tutto più veloce.
Cosa offre
Il problema? Black Ops 7 ha “tradito” il single player. La campagna è stata strutturata per essere giocata in cooperativa a 4 giocatori. Il risultato?







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