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Home » Il campione di Skeleton ucraino e quel casco con i volti degli atleti uccisi: è polemica
Sport

Il campione di Skeleton ucraino e quel casco con i volti degli atleti uccisi: è polemica

Sala NotizieBy Sala Notizie11 Febbraio 20265 Mins Read
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Il campione di Skeleton ucraino e quel casco con i volti degli atleti uccisi: è polemica
Il campione di Skeleton ucraino e quel casco con i volti degli atleti uccisi: è polemica

Il CIO ha detto no: lo skeletonista ucraino Vladyslav Heraskevych non potrà gareggiare a Milano-Cortina 2026 con il “casco della memoria”, su cui erano raffigurati i volti di alcuni dei tanti atleti ucraini uccisi sotto i bombardamenti russi dall’inizio dell’invasione russa del febbraio 2022.

Ma l’atleta annuncia che disobbedirà: “La striscia nera al braccio? No, indosserò il casco”. Parlando con i giornalisti ha spiegato che “continuerà a lottare per il diritto di gareggiare con questo casco. Credo sinceramente di non aver violato alcuna legge né alcuna regola. Questo casco non viola la regola 50 più di quanto lo facciano altri segni utilizzati da altri atleti. La decisione del Cio su questo tema è una sorta di circo”.

Heraskevych cita il caso di Roland Fischnaller, il cui casco è pieno di bandiere, compresa quella russa: “Capisco l’idea che c’è dietro, ma onestamente questa è una chiara violazione delle regole olimpiche. Eppure non è stato sanzionato. Ci sono stati altri casi, ricordo quello di Steiner a Pechino 2008 quando ha celebrato la sua medaglia alla cerimonia con una foto della moglie scomparsa e anche in quel caso non ci furono problemi. Allora perché abbiamo regole speciali solo per gli ucraini?”.

La decisione del Cio, motivata con le indicazioni contenute nella Regola 50 della Carta olimpica (divieto di “manifestazioni” o “propaganda” nei siti di gara), è arrivata dopo le prime sessioni sulla pista di Cortina, in cui Heraskevych aveva indossato il casco in allenamento.

In risposta alla richiesta formale presentata dal Comitato olimpico ucraino, il portavoce del CIO Mark Adams ha dichiarato che l’ente “comprende il desiderio di ricordare amici che hanno perso la vita”, ma ritiene che il casco “contravvenga alle linee guida”. Come “compromesso”, il CIO ha consentito a Heraskevych di indossare una fascia nera al braccio, senza scritte, durante la competizione.

La vicenda è esplosa pubblicamente tra lunedì e martedì, quando l’atleta — portabandiera della delegazione ucraina — ha pubblicato sui social un video in cui ha rivelato che un rappresentante del CIO gli aveva comunicato il veto all’utilizzo del casco “nelle sessioni ufficiali di allenamento e nelle competizioni”.

“Una decisione che mi spezza il cuore”, ha scritto, aggiungendo che la sensazione è che il CIO “stia tradendo” atleti che hanno fatto parte del movimento olimpico, impedendo loro di essere onorati nell’arena sportiva.

Prima del divieto, Heraskevych aveva raccontato a Reuters le ragioni del gesto e il tentativo di muoversi entro i confini delle regole olimpiche. Richiamando la Regola 50, lo skeletonista ha sostenuto che il suo non fosse un messaggio di propaganda contro altri Paesi o atleti: “Credo che la regola riguardi dichiarazioni politiche che offendono altre nazioni e altre persone… non è questo il caso. Credo dovrebbe essere permesso competere con questo casco, anche per rendere omaggio a giovani che hanno fatto parte della famiglia olimpica”.

“Molte cose sono cambiate dall’ultima Olimpiade, e questa è una delle peggiori”, ha dichiarato Heraskevych riferendosi alla guerra in Ucraina: “Alcuni erano ragazzi che non potranno più competere e sono stati uccisi sotto i bombardamenti”.

“Oggi sono con me alle Olimpiadi. Voglio mostrare al mondo quanto grandi siano i sacrifici in Ucraina e ricordare che la guerra è terribile”, ha concluso.

Le tappe della vicenda

Lo skeletonista Heraskevych ha indossato il casco durante una sessione di allenamento a Cortina, precisando che era un modo per mantenere alta l’attenzione sulla guerra in Ucraina senza trasformare la gara in una piattaforma di slogan. In una prima fase, il CIO aveva fatto sapere di stare “valutando il caso”.

Martedì, il Comitato olimpico ucraino ha presentato una richiesta formale per autorizzare il casco, sostenendo che il dispositivo rispettasse i requisiti di sicurezza e gli standard del CIO e non contenesse “pubblicità”, “slogan politici” o elementi discriminatori. La richiesta, tuttavia, è stata respinta: nel briefing quotidiano, Adams ha ribadito la necessità di mantenere il “campo di gioco” il più neutrale possibile e ha offerto la soluzione della fascia nera.

Heraskevych ha contestato la decisione definendola un trattamento ingiusto: “Non vedo alcuna violazione della Regola 50… non è propaganda politica”. L’atleta ha anche annunciato l’intenzione di presentare ricorso, richiamando precedenti in cui sono stati consentiti omaggi personali.

In particolare, in un post su Instagram, l’atleta ucraino ha fatto riferimento a Matthias Steiner, il pesista tedesco che celebrò l’oro olimpico portando sul podio un’immagine della moglie scomparsa. Sul punto, Adams ha risposto che “le regole si sono evolute” e che oggi le norme sono diverse rispetto a casi del passato citati dai cronisti.

Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che sui social ha ringraziato Heraskevych “per aver ricordato al mondo il prezzo della nostra lotta”, contestando l’idea che il tributo possa essere liquidato come “manifestazione politica” in un evento sportivo.

Sul piano regolamentare, il caso riapre una frizione ricorrente: da un lato la volontà del CIO di evitare che le gare diventino un terreno di confronto politico; dall’altro il diritto degli atleti di Paesi in guerra di rivendicare spazi di memoria e testimonianza.

Il CIO ha ribadito che gli atleti restano liberi di esprimersi “sui social”, “in conferenza stampa” e nelle aree media, ma che in pista valgono limiti stringenti.

Chi sono gli atleti raffigurati sul casco di Vladyslav Heraskevych

Tra gli atleti raffigurati sul casco di Vladyslav Heraskevych compaiono il pattinatore artistico Dmytro Sharpar e il biatleta Yevhen Malyshev, entrambi uccisi durante la guerra in Ucraina, la giovane sollevatrice di pesi Alina Perehudova, il pugile Pavlo Ischenko, l’hockeista Oleksiy Loginov, l’attore e atleta Ivan Kononenko, il tuffatore e allenatore Mykyta Kozubenko, il tiratore Oleksiy Habarov e la danzatrice Daria Kurdel. Alcuni di loro, ha spiegato Heraskevych, facevano parte della “famiglia olimpica” e alcuni erano suoi amici o compagni di sport.

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