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Home » Guerra, pandemia e stress: se siamo in pericolo facciamo gruppo, ce lo insegna il pesce vetro
Salute

Guerra, pandemia e stress: se siamo in pericolo facciamo gruppo, ce lo insegna il pesce vetro

Sala NotizieBy Sala Notizie25 Settembre 20265 Mins Read
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Guerra, pandemia e stress: se siamo in pericolo facciamo gruppo, ce lo insegna il pesce vetro

L’io diventa tu. Il noi si trasforma in voi. E magari ci comportiamo come sciami di api che si muovono assieme verso l’alveare, uccelli che si inseguono per raggiungere la stessa meta, se ci sentiamo in pericolo, perché siamo animali sociali. Aggregandoci, troviamo vantaggio nell’essere in gruppo e come gli animali in presenza di predatori, così anche noi dobbiamo muoverci rapidamente. Ma come trasmettiamo queste informazioni in pochi attimi? Ce lo insegnano proprio i pesci, ed in particolare il pesce vetro o Danionella cerebrum. Ha un corpo minuscolo e trasparente (circa 12 millimetri di lunghezza, meno della larghezza di un mignolo) che consente di valutare l’attività cerebrale dell’animale con microscopi ottici. Analizzando questo animale gli esperti dell’Università della California di San Diego coordinati da Jo-Hsien Yu, che opera presso il laboratorio di Matthew Lovett-Barron, hanno svelato l’arcano in una ricerca apparsa su Nature. Ci sarebbe una vera e propria “firma neurale” del rilevamento dell’azione sociale in un antico circuito visivo del mesencefalo presente in pesci, uccelli e primati. “Lo studio mette in rilievo come esistano meccanismi di difesa ancestrali finalizzati alla difesa di una specie, già presenti negli animali più semplici, che si sono conservati anche nell’uomo – commenta Matteo Balestreri, co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia e a lungo docente di Psichiatria all’Università di Udine -. L’elaborazione di un pericolo attraverso la valutazione prima della gravità della minaccia, per organizzare in seguito un comportamento di difesa, sarebbe estremamente penalizzante a causa del tempo richiesto per impostare una risposta coerente. Anche nell’uomo peraltro esistono meccanismi di preservazione rapidi ed altri più complessi”.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

L’importanza di stare attenti agli altri

Gli studiosi hanno esaminato la reazione di gruppo di questa specie ittica di fronte ad un pericolo. Quando si avvicina un oggetto che simula l’attacco di un predatore la fuga in gruppo risulta più efficace rispetto al muoversi confuso dei diversi animali, anche per i pesci più lontani dal nemico, grazie all’osservazione dei movimenti dei vicini e al comportamento di branco. “La capacità di prestare attenzione gli uni agli altri aiuta questi pesci a individuare il pericolo”, spiega una nota dell’Università Lovett-Barron. Fin qua, si dirà, siamo nell’ambito delle reazioni normali. Quello che colpisce è che il comportamento di gruppo porta a seguire gli altri anche se la minaccia non si vede, ma viene percepita appunto attraverso i simili. Lo dimostra sempre lo studio: grazie ad una sorta di “videogioco” ittico sono stati creati esemplari virtuali di Danionella cerebrum, il cui aspetto, postura e movimenti realistici attiravano pesci veri che nuotavano con loro lungo uno schermo. Se questi pesci virtuali scappavano improvvisamente, i pesci veri si disperdevano dallo schermo come se ci fosse una minaccia reale. “L’esempio della Danionella ci riporta alle immagini di fuga di massa delle persone nelle calche convulse generate da pericoli insorti nell’occasione di grandi raduni – fa sapere Balestreri -. Non c’è bisogno di comprendere la natura del pericolo: se le persone circostanti cominciano a correre, ognuno cerca di fare altrettanto. E’ sicuramente lo stimolo visivo che guida il comportamento di fuga perché è quello che più rapidamente veicola segnali. Se invece, supponiamo, inizia ad esserci odore di fumo le persone non fuggono, ma cominciano a valutarne l’origine ritardando la fuga. L’origine del fumo non si vede, ma si avverte cognitivamente la presenza di un pericolo. Quello che colpisce nei comportamenti dei pesci è che è coordinato ed è molto diverso da quello dell’uomo. Nel pericolo le persone si accalcano e a volte si calpestano tra loro. In questi casi prevale l’individuo e non il gruppo”.

Nel pericolo ci adattiamo

Con la microscopia ottica si è studiata l’attività di migliaia di neuroni nel cervello dei pesci vetro mentre osservavano le azioni di questi pesci virtuali. I neuroni visivi nel mesencefalo sono risultati altamente reattivi alle azioni dei partner sociali e sono stati fortemente attivati in presenza di “fuga” dei partner virtuali. Il tutto, va detto, ha anche un retroscena comportamentale: a guidare i piccoli pesci è infatti il tipo di movimento a scatti. In assenza di queste modalità di “richiamo” visivo, quindi con movenze non naturali. Insomma: il cervello del pesce vetro è sintonizzato per identificare i compagni sociali in base al naturale schema di movimento della loro specie ed è altamente sensibile alla loro improvvisa scomparsa dalla posizione prevista e dal movimento che fanno. La lezione che giunge comunque è semplice. Per questi pesci, gran parte della loro esperienza visiva naturale consiste nell’osservarsi a vicenda, e i loro cervelli sono estremamente sensibili alla percezione delle azioni di questi partner sociali. Animali e uomini condividono una caratteristica comune: i cervelli si sono evoluti per prestare attenzione gli uni agli altri e alle loro azioni. Insomma: il contributo dello studio è mostrarci come l’attenzione alle azioni degli altri possa trasformare una percezione individuale in una risposta collettiva. “Nel pericolo, ciò che fa l’altro può dirci qualcosa che ancora non vediamo”, è il parere di Balestreri.

Differenze tra uomini e animali

“L’osservazione dei comportamenti degli altri è centrale nella crescita di ogni persona – conclude Balestreri, ricordando che i modelli offerti dai genitori e dai formatori, nonché quelli dei coetanei, sono alla base della identità di ognuno”. Peraltro, va detto che l’uomo moderno d’altra parte non è in genere attrezzato a vivere in situazione di allarme. “Certo possiamo pensare che determinate popolazioni abituate ad essere in pericolo (pensiamo all’Ucraina o a Gaza) possano agire più rapidamente di fronte alla minaccia, ma questo perché hanno imparato determinati comportamenti che si sono rivelati più sicuri e meno nocivi per i propri vicini – conclude l’esperto -. La differenza tra l’uomo e il pesce sta poi nel tipo di comportamenti di difesa attuabile. I banchi di pesci sono entità unitarie, essi si comportano cioè come se fossero un corpo unico. Se un predatore attacca, si disuniscono per poi immediatamente ricompattarsi. Per l’uomo il comportamento coordinato è invece quello delle sfilate militari, che non sono un movimento naturale, ma costruito e idealizzato”.

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