Dal nostro corrispondente
NEW DELHI – Nei tre mesi da luglio a settembre, l’economia giapponese si è contratta dell’1,8% rispetto all’anno precedente, facendo segnare la prima flessione nell’andamento del Pil degli ultimi 6 trimestri. Tra i fattori decisivi dietro il calo c’è l’impatto della guerra tariffaria scatenata dagli Stati Uniti e l’introduzione, lo scorso aprile, di nuove regole sull’efficienza energetica degli edifici che hanno impattato il mercato immobiliare. Uno dei settori più colpiti è stato l’automotive, che nella prima metà dell’anno aveva registrato un incremento delle esportazioni mirato ad anticipare l’imposizione di dazi da parte degli Stati Uniti.
Il dato reso noto lunedì mattina è comunque migliore delle attese. Nei giorni scorsi, gli economisti chiamati a fare una previsione avevano indicato in media una contrazione del 2,4% o 2,5 per cento. Rispetto ai tre mesi da aprile a giugno, quando l’economia ha registrato una crescita tendenziale del 2,3%, il terzo trimestre del 2025 ha evidenziato una contrazione dello 0,4 per cento.
Secondo gli analisti il dato del Pil non dovrebbe preludere a una recessione. In parte perché la flessione si è rivelata meno pronunciata delle attese, in parte perché i suoi due driver principali sono considerati temporanei. Lo scorso settembre Giappone e Stati Uniti hanno siglato un accordo commerciale che ha fatto scendere le tariffe dal 27,5% (sul settore auto) e 25% (su una vasta gamma di altri prodotti) a un più gestibile 15 per cento. Mentre il settore immobiliare dovrebbe progressivamente riassorbire la frenata estiva legata al nuovo quadro regolamentare. I consumi, rimasti sostanzialmente stabili (+0,1%, in frenata rispetto al +0,4% del trimestre precedente), non sono riusciti ad ammortizzare i fattori negativi.
Sul fronte della politica monetaria, la contrazione del Pil rende più probabile che il prossimo rialzo dei tassi d’interesse avvenga nei primi mesi del 2026 e non a dicembre. Data la flessione, «sarebbe sbagliato per la Bank of Japan decidere di alzare il costo del denaro» ha scritto in un report il chief economist di Crédit Agricole, Takuji Aida. I pronunciamenti di Aida sono seguiti con attenzione perché fa parte della commissione che consiglia la premier Sanae Takaichi in materia di politica economica.







