
Anche con il decreto taglia accise, l’Italia è il tredicesimo Paese dell’Unione europea per tasse sul gasolio. E quindi a metà della classifica dei ventisette, dove il nostro Paese è stato al primo posto fino all’intervento del Governo nel Consiglio dei ministri di mercoledì sera.
Si tratta di elaborazioni sul bollettino settimanale della Commissione europea, che ogni giovedì raccoglie i dati sui prezzi dei carburanti in tutti i membri. Lo fa prendendo i report di ogni Paese e quindi, per l’Italia, utilizza quello del ministero dell’Ambiente, che fornisce le cifre ogni martedì.
Più della metà del prezzo del gasolio se ne va in imposte
È per questo che tutte le tabelle non tengono conto del nuovo taglio da 25 centesimi per ogni litro di benzina e gasolio. E piazzano ancora al primo posto l’Italia per la tassazione applicata sul gasolio. Martedì 16 marzo, sul prezzo alla pompa di 2,033 euro al litro per il diesel, la quota tra accise e Iva era di 1,039 euro al litro. Significa che più della metà del costo per rifornirsi – il 51,1% – andava in imposte.
L’intervento del Governo
Parliamo al passato perché per i prossimi venti giorni le cifre saranno diverse. Accise e Iva scenderanno di 24,4 centesimi al litro e così, facendo una simulazione del taglio sulle ultime rilevazioni nazionali, lo Stato andrà a prelevare 79,6 centesimi per ogni litro di diesel.
In questo modo, la classifica europea cambierà, ma l’Italia non sarà comunque tra i Paesi con la tassazione più bassa sul gasolio. Andrà a metà, con numeri simili alla Grecia, che applica una tassazione vicina ai 79 centesimi a litro. Dietro resteranno quasi tutti i Paesi dell’est Europa – dalla Polonia alla Bulgaria, quello che tassa di meno – oltre a Spagna, Lussemburgo e Cipro.






