
Il tema della fuga dal registro navale italiano e della scarsa competitività della bandiera nazionale non riguarda solo il mondo mercantile (come rilevato dal Sole 24 Ore il 2 novembre scorso) ma impatta, in maniera decisa, anche sulla nautica da diporto: le cancellazioni dal registro sono aumentate del 256% in un quinquennio con picchi di 3.500-3.800 l’anno tra 2022 e 2023. Mentre le immatricolazioni annue hanno avuto un crollo del 76% tra 2019 e 2024. Il tutto con grave perdita dell’erario dello Stato.
A sottolinearlo è Confindustria nautica, sulla base dei dati tratti da “Il diporto nautico in Italia 2024”, l’annuario statistico pubblicato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Nel 2024, spiegano all’associazione, si è verificato il sorpasso della soglia psicologica dell’export di imbarcazioni e navi da diporto su quello dell’intero settore navalmeccanico, capitanato dalla galassia Fincantieri. Nei 10 anni dal 2014 al 2024, mentre l’export di tutto il manifatturiero italiano è cresciuto del 55%, quello dell’industria nautica ha segnato +119%, più del doppio.
La flotta nautica italiana segna -5% l’anno
Questi risultati, come è stato segnalato, lo scorso settembre, al Salone nautico di Genova, hanno portato al record della produzione industriale, pari a 8,3 miliardi, e degli occupati della filiera, oltre i 220mila. Tuttavia questi numeri, rileva Confindustria nautica, trovano la loro ragione nei mercati esteri, mentre quello nazionale segna il passo e registra una imponente crescita di cancellazioni dal registro di bandiera, con un trend cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni e che ha segnato un rallentamento solo nel 2024.
Le cancellazioni di barche e yacht dal registro italiano, dunque, sono aumentate, come si è accennato, del 256% nel quinquennio 2019-2023, quando hanno superato il 5% annuo della flotta nautica (quella mercantile segna un -3% l’anno, registrato da Confitarma). Nel 2022 e 2023 ci sono stati picchi di cancellazioni di 3.500 e 3.800 barche l’anno, su una flotta che è composta da circa 70mila imbarcazioni. Nel 2024 (ultimo dato disponibile del Mit), in concomitanza con l’adozione del nuovo regolamento di attuazione del Codice della nautica da diporto, le cancellazioni hanno segnato un rallentamento, attestandosi, comunque, sul migliaio di unità.
Sul versante delle iscrizioni, nel periodo 2019-2024, le immatricolazioni annue di unità nuove sono passate da 1.015 a 240, con un crollo del 76%, mentre produzione, export e imbandieramento di unità di proprietà italiana sotto bandiere europee decollavano.








