
Coinvolgere soggetti privati e imprese, principalmente liguri ma anche milanesi, disponibili a cofinanziare progetti di Fondazione Carige, con l’obiettivo di moltiplicare l’impatto delle erogazioni. È una delle iniziative che Lorenzo Cuocolo, il presidente dell’ente di origine bancaria ligure, sta lanciando, dopo aver portato a 4 milioni di euro – la somma più alta degli anni post crisi della fondazione – l’ammontare degli stanziamenti per il 2026.
Per inquadrare bene la questione, giova ricordare che, nell’ultimo decennio, Fondazione Carige ha attraversato una profonda fase di trasformazione, passando da una situazione di forte difficoltà finanziaria a una progressiva ricostruzione della propria capacità di intervento sul territorio. La vicenda dell’ente è legata anche a quella di Banca Carige e alle sue vicissitudini, fino alla cessione dell’istituto di credito a Bper. Se, nel periodo di massimo splendore l’ente è arrivato ad avere un patrimonio di oltre un miliardo di euro, con erogazioni che erano di circa 15 milioni l’anno. Poi la caduta e il rischio, addirittura, di commissariamento, nel 2015.
Ente risanato
Una situazione, alla fine, scongiurata dalla guida di Paolo Momigliano che, non senza sforzo, da un patrimonio negativo di oltre 120 milioni ha riportato l’ente in carreggiata. «Momigliano – conferma Cuocolo – ha portato a termine il compito di risanare la fondazione ma, ovviamente, durante gli anni del suo mandato, le erogazioni si erano fortemente ridotte, talora anche azzerate. Io sono arrivato nel giugno 2024, dopo la fine del suo mandato, e ho trovato un sistema completamente risanato, con i conti in ordine; quindi abbiamo ricominciato ad erogare».
All’arrivo del nuovo vertice, spiega ancora Cuocolo, «la fondazione erogava 1,75 milioni; adesso, nel 2026, totalizziamo 4 milioni di erogazioni dirette (erano 3,5 nel 2025, ndr). Poi abbiamo una serie di altri interventi che sono, comunque, erogativi: tutto il nostro patrimonio immobiliare, ad esempio, lo mettiamo a disposizione gratuitamente di enti e associazioni del terzo settore, come comunità di Sant’Egidio o altri; quindi, di fatto, si tratta di erogazioni ulteriori».
Oggi la fondazione può contare su un patrimonio prudenziale «tra 150 e i 200 milioni di euro», sottolinea Cuocolo, investito principalmente in strumenti finanziari e, in parte, in un patrimonio immobiliare costituito da palazzi e appartamenti concessi, come si è detto, in comodato gratuito. «Abbiamo – specifica il presidente – una quota molto importante di azioni di Cdp e di Banca d’Italia, quindi da investitori istituzionali, e poi investimenti analoghi a quelli che potrebbe fare un normale risparmiatore: azioni, obbligazioni, fondi e così via. E abbiamo sempre avuto dei rendimenti molto buoni, a doppia cifra». Rispetto al patrimonio, la parte immobiliare ha un valore intorno ai 40 milioni di euro.







