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Home » Ecco perché insonnia ed ansia ci rendono più fragili anche da giovani contro l’influenza e non solo
Salute

Ecco perché insonnia ed ansia ci rendono più fragili anche da giovani contro l’influenza e non solo

Sala NotizieBy Sala Notizie12 Dicembre 20255 Mins Read
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Ecco perché insonnia ed ansia ci rendono più fragili anche da giovani contro l’influenza e non solo
Ecco perché insonnia ed ansia ci rendono più fragili anche da giovani contro l’influenza e non solo

Dormite il giusto. E riposate bene. Così vi difenderete meglio dai virus (a partire dall’influenza). Ed anche dalle infezioni batteriche. Se le nostre nonne indicavano in lana (ovvero rimanere al caldo), latte (alimentazione leggera) e soprattutto letto (ovvero riposo) le tre parole chiave per i malanni di stagione, oggi la scienza conferma quanto e come avevano ragione. Indagando tra le cellule protagoniste delle risposte difensive dell’organismo, infatti, si è scoperto quanto sia reale e tenace il filo rosso che lega l’insonnia e l’ansia che ne può derivare con le difese immunitarie. Nelle studentesse che presentano problemi legati al sonno e all’ansia, infatti, calerebbe il numero dei linfociti Natural Killer (NK), che rappresentano una delle primissime linee di difesa: attaccano i patogeni invasori, i corpi estranei e le cellule infette nelle fasi iniziali contrastandone la diffusione. E, di conseguenza, col tempo si potrebbe avere una risposta meno efficace alle perturbazioni del sistema immunitario. A rilevare questo rapporto pernicioso per la salute è una ricerca apparsa su Frontiers in Immunology da un team dell’Università Taibah, in Arabia Saudita (primo nome Renad Alhamawi).

Analisi approfondite e cosa accade nelle difese

Sul fronte immunologico, un calo significativo delle cellule NK può aumentare il rischio di alterazioni delle difese e quindi di una minor risposta ad alcune patologie. La ricerca ha valutato l’associazione tra ansia, insonnia e numero di cellule NK in 60 studentesse tra i 17 e i 23 anni, attraverso questionari mirati e autodichiarazioni di sintomi di difficoltà del sonno. con un semplice prelievo di sangue, poi, si sono analizzate le popolazioni di linfociti NK sul fronte qualitativo e quantitativo, in rapporto ad una popolazione di controllo senza disturbi del sonno. “Abbiamo scoperto che nelle studentesse con sintomi di insonnia, il conteggio e la percentuale delle cellule NK totali e delle loro sottopopolazioni erano diminuiti”, commenta in una nota Alhamawi. Lo stesso si è osservato nelle giovani con sintomi di ansia generalizzata: anche in questa popolazione si è registrato un calo numerico di cellule NK circolanti e delle loro sottopopolazioni. Il tutto, ovviamente, rispetto a chi non presentava alcun problema di riposo. L’analisi si è concentrata su due sottotipi di cellule NK circolanti nel sangue: una popolazione risulta particolarmente presente nel sistema nervoso e nei collegamenti con il resto dell’organismo (si tratta di cellule che mostrano citotossicità, ovvero possono danneggiare o uccidere le cellule che invadono l’organismo, l’altra entra in gioco nella produzione di proteine che funzionano come messaggeri chimici e nella regolazione del sistema immune. In caso di insonnia e ansia queste popolazioni cellulari calano, con potenziale indebolimento delle reazioni immunitarie non solo nei confronti delle infezioni, ma anche sul fronte della risposta psicologica allo stress.

I rapporti tra sonno e infiammazione

L’insonnia, peraltro, agisce in modo ben più ampio sulle risposte immunitarie. Basti pensare che esiste un link ben spiegato tra insonnia, dolore e infiammazione. I disturbi del sonno, tra cui la riduzione della sua durata e continuità, inducono infatti uno stato pro-infiammatorio che favorisce le reazioni infiammatorie e dolore. Le variazioni della durata e dell’architettura del sonno determinano l’aumento di produzione di cortisolo (l’ormone dello stress), noradrenalina e adrenalina allertano le unità. La scarsa quantità e qualità del sonno amplifica l’infiammazione e il dolore, generando così un circolo vizioso. Viceversa, una buona qualità del sonno è influenzata da vari fattori, tra cui una bassa soglia di infiammazione. Il motivo? Nel corso delle cicliche fasi del sonno non-REM e REM, l’organismo modula la produzione di citochine infiammatorie e dell’attività del sistema nervoso simpatico allo scopo di favorire il recupero notturno e preparare l’organismo alle attività quotidiane. Una sua alterazione, nel medio-lungo periodo, è in grado però di rimodellare le vie del dolore, inducendo uno stato di sensibilizzazione del sistema nervoso centrale.

Il peso dell’insonnia

L’insonnia colpisce circa 13,4 milioni di italiani, soprattutto donne. Occorre sempre ricordare che occorre definire il quadro in base alla tipologia del disturbo del sonno: si va da difficoltà nell’addormentarsi fino a quelle nel mantenere il sonno o ai risvegli precoci. Secondo la Classificazione Internazionale dei Disturbi del Sonno, e il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, l’insonnia diventa cronica quando il paziente lamenta difficoltà nel sonno almeno tre notti alla settimana per un periodo di tre mesi consecutivi, nonostante adeguate opportunità di dormire e non siano meglio spiegate da un altro disturbo del sonno-veglia, non siano attribuibili agli effetti fisiologici di una sostanza e non siano spiegate da una condizione mentale o medica coesistente. L’insonnia cronica (6% della popolazione secondo le stime) impatta sulla sfera fisica e sociale del soggetto. “Si tratta di un fenomeno multifattoriale legato a stress, disturbi psichiatrici e comorbidità – indica Luigi Ferini-Strambi, Primario del Centro di Medicina del Sonno e Professore Ordinario di Neurologia alla Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Questa aumenta il rischio di sviluppare disturbi, tra cui depressione, ansia, abuso di alcol, rischio suicidario, demenza e ictus, malattie cardiovascolari e disturbi metabolici, come obesità e diabete”. In più, rende più fragili di fronte ai virus. Anche da giovani.

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