
Tenere insieme i pezzi, restando fedeli alla propria cifra, dialogando coi distributori e assicurandosi una sostenibilità economica, resta la grande sfida delle realtà monoschermo. Un obiettivo a cui si approcciano in maniera diversa.
Beltrade, la qualità conquista i giovani
C’è chi, come il Cinema Beltrade di Milano, fa leva su un’identità impermeabile alle tendenze passeggere. «Il nostro cinema è in controtendenza positiva da tempo: nel 2019 avevamo fatto circa 57mila presenze, nel 2023 70mila, nel 2024 poco più di 97mila e quest’anno circa 98mila. Cifre di peso per una realtà da 200 posti», nota Paola Corti, co-curatrice, assieme a Monica Naldi, della sala d’essai nata come cinema parrocchiale. «Quello che ci contraddistingue è che puntiamo tanto su film in lingua sottotitolati e una multiprogrammazione spinta. Abbiamo un pubblico in larga parte giovane a cui riserviamo politiche di prezzo ridotto e, pur essendo tecnologici dietro le quinte, ci teniamo a restare un cinema all’antica: siamo molto attenti alla qualità della proiezione, però poi non assegniamo i posti in sala e gestiamo tutto in modo familiare e poco costruito».
Perché la differenza coi multiplex c’è ed è evidente: «Ci sono tanti monosala in Italia ma, dietro la cassa o comunque a capo della gestione, ci sono sempre persone appassionate di cinema», prosegue Corti. «Succede, quindi, un po’ come col cibo: «Noi non siamo una boutique che costa tanto, siamo il salumiere, il panettiere sotto casa a cui la gente si rivolge perché sa di trovare prodotti di qualità e un posto dove scambiare quattro chiacchiere col gestore. E di questi tempi c’è un grande ritorno a realtà di questo genere, anche nel settore cinematografico». Realtà che, come il Beltrade, puntano a essere prodighe anche sul fronte del palinsesto che propongono agli utenti con una strategia che aiuta in qualche modo anche a contenere frizioni coi distributori: «Penso che i monosala debbano essere generosi rispetto al numero degli spettacoli che mettono in programma e, in questo modo, di riflesso, anche la distribuzione diventa più conciliante nei confronti degli esercenti, in una dialettica positiva che riesce a tutelare gli interessi delle due parti».
La possibilità di multiprogrammare resta, secondo Corti, il perno su cui fare leva per attirare spettatori e, di conseguenza, ricavi. In un’ottica che continua a vedere i film come prodotti da consumare con lentezza, sfuggendo ai ritmi frenetici e voraci imposti dalla routine quotidiana. «Proporre più pellicole diverse in un giorno ti permette, da un lato, di garantire quanto più buon cinema possibile e, dall’altro, accontentare target sempre più diversificati».
Per evitare gli urti, al netto dei sussidi economici, serve sicuramente «lato industria, ricalibrare i ritmi d’uscita delle proiezioni, allentandoli per consentire anche una migliore promozione. Lato esercizio, forse meno paura di rallentare per paura che il pubblico degli spettacoli diminuisca. Il cinema non è un supermercato e portare la gente in sala deve conservare la magia dell’incontro con la storia sullo schermo e tra le persone che la guardano».







