
Uno dei temi di cui si discuterà tra le sedute del Consiglio europeo del 18 e 19 dicembre è facile intuirlo. Da ieri sera, gli agricoltori sono in marcia sui trattori per protestare davanti alla sede del Parlamento europeo di Strasburgo. Il punto di arrivo, dove sono attesi centinaia di mezzi, è Bruxelles, dove i leader dei membri Ue si incontreranno anche per prendere una decisione sull’accordo di libero scambio con il Mercosur, il Mercato comune del sud, un blocco commerciale sudamericano istituito nel 1991 di cui fanno parte Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.
Le posizioni sul Mercosur
Un patto voluto fortemente da alcuni Paesi, come la Germania, che ritiene si tratti di «una pietra miliare nella partnership commerciale dell’Ue» e sia un passaggio importante «per la capacità di azione dell’Ue».
Sono state le parole di Stefan Kornelius, portavoce del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che adesso ha un ruolo di mediatore, cercando di «convincere i partner» come Francia e Italia. Emmanuel Macron, infatti, è «fortemente contrario»: al momento, ha spiegato la portavoce Maud Bregeon, «non c’è ancora sufficiente chiarezza sulle tre condizioni» imposte dalla Francia, cioè «reciprocità, clausola di salvaguardia e controlli» per i produttori del Mercosur.
Per l’Italia, invece, la posizione è stata delineata dalla premier Giorgia Meloni, secondo cui è «prematuro» firmare l’accordo. Il nodo resta il pacchetto di salvaguardie, da approvare prima di procedere sull’intesa commerciale. Se serviranno «altre settimane, le prenderemo», ha spiegato la premier, nell’auspicio – condiviso anche dai ministri degli Esteri e dell’Agricoltura Antonio Tajani e Francesco Lollobrigida – che le condizioni favorevoli maturino all’inizio del 2026.
Dall’altra parte del mondo, invece, il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva spinge affinché sabato 20 dicembre possa arrivare la firma in occasione del vertice in programma a Foz do Iguaçu. In caso contrario, non ci saranno altri negoziati in merito alla questione. «Ho già avvertito che, se non si farà adesso, il Brasile non stipulerà più accordi (con l’Ue) finché sarò presidente», ha chiarito Lula.






