
Un potenziale che potrebbe rivoluzionare il modo in cui elaboriamo le informazioni, comunichiamo e misuriamo il mondo che ci circonda, con applicazioni che spaziano dalla difesa alla sanità: sul conto del calcolo quantistico se ne sono dette e scritte parecchie in questi anni ma su un punto esperti e studiosi della materia sono d’accordo, ed è per l’appunto il potenziale di cambiamento che portano con sé queste tecnologie in materia di calcolo (soprattutto), comunicazione (crittografia quantistica) e sensoristica. La promessa è nota ed è quella di risolvere problemi impossibili per i computer tradizionali e dare un impulso sostanziale all’innovazione in settori come la medicina, la chimica, la finanza o la difesa. Si tratta però di tecnologie e di applicazioni ancora in fase di sviluppo, che presentano sfide significative tanto legate all’hardware quanto alla stabilità e all’affidabilità dei sistemi. Si tratta, in altre parole, di un mercato giovane che ancora deve trovare il punto di vera esplosione, sebbene le proiezioni degli analisti (si veda in proposito il report di McKinsey & Company “Quantum Technology Monitor, 2025”) il giro d’affari globale delle tecnologie quantistiche sia destinato a toccare quota 97 miliardi dio dollari entro il 2035.
Un mercato che stenta a decollare. Servono gli investimenti privati
Sull’argomento ha fatto luce un nuovo studio diffuso oggi, che il Sole24ore.com ha avuto la possibilità di visionare in anteprima, dall’Ufficio Europeo dei brevetti (Epo) e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse). L’assunto della ricerca, che spazia dai brevetti alle catene di approvvigionamento abbracciando tutte le componenti dell’ecosistema, è esplicito: il panorama della tecnologia quantistica sta conoscendo un periodo di grande dinamicità grazie all’aumento del numero di aziende che entrano a far parte di questo settore e all’incremento delle spese in progetti dedicati ma si è giunti al bivio di una crescita strutturale del comparto stesso, legata a filo doppio al successo della commercializzazione della tecnologia. Molto indicativo, per inquadrare lo scenario in essere, il commento del presidente dell’EPO, António Campinos, che cita come fonte della sua analisi anche il rapporto Draghi. “L’Ue – ha infatti dichiarato – ha margini per aumentare i propri investimenti nel settore quantistico, soprattutto se confrontata con paesi leader come gli Stati Uniti. Ora sono necessari finanziamenti da parte del settore privato per commercializzare la ricerca di base e i governi devono considerare questo settore in rapida crescita una priorità strategica per lo sviluppo dell’innovazione”. Lo studio, in proposito, rileva in effetti come la collaborazione tra organismi di ricerca pubblici, startup e grandi aziende stia diventando sempre più importante per affrontare sfide complesse quali la crescente concentrazione e dipendenza delle catene di approvvigionamento globali per i componenti critici e la disponibilità limitata di competenze tecniche altamente specializzate, favorendo al contempo l’integrazione delle skill trasversali necessarie a sostenere gli sforzi per dare una sensibile accelerazione alla commercializzazione delle tecnologie quantistiche.
I brevetti: in Europa comandano Germania, Regno Unito e Francia
Fra i vari aspetti che ha preso in considerazione lo studio vi sono anche i brevetti e il dato che lascia ben sperare per il futuro prossimo di questa tecnologia è inequivocabile: le domande di brevetto internazionali (IPF, International Patent Families) in ambito quantistico, depositate solo nell’ultimo decennio in diversi paesi per proteggere la stessa invenzione, è quintuplicato. Nello specifico, tra il 2005 e il 2024, sono stati generati su scala globale poco meno di 9.740 IPF, con gli Stati Uniti a guidare la classifica dei paesi più virtuosi in questo campo seguiti da Europa, Giappone, Cina e Repubblica di Corea. Nel Vecchio Continente, i primi tre paesi per numero di brevetti quantistici sono Germania, Regno Unito e Francia e proprio le startup transalpine sono fra quelle più attive (con realtà elette a casi di studio nel rapporto elaborato dell’Epo e dall’Ocse come C12 e Pasqal. Se guardiamo alle tre categorie principali dell’universo quantistico (calcolo, comunicazione e rilevamento), a contendersi il primato in fatto di IPF depositati sono i primi due, con il settore dell’informatica che ha registrato la crescita maggiore durante il periodo considerato (con un aumento di domande di quasi 60 volte rispetto al 200) e si candida a diventare il settore più importante di un ecosistema che nel suo complesso comprende oggi più di 4.500 aziende, con meno di 1.000 di queste (poco meno del 20%) specializzate nelle tecnologie quantistiche quantum core. Lo studio, in tal senso, mette in evidenza una grande differenza fra Europa e Stati Uniti, con la prima caratterizzata dalla forte presenza di aziende leader specializzate (attive soprattutto nel Regno Unito, nei Paesi Bassi e in Francia) e gli Usa dove la quota di quantum core è inferiore ed è invece drasticamente maggiore la presenza di giganti tecnologici. Le principali aziende del mondo quantistico sono in genere startup e dipendono fortemente dagli investimenti iniziali e dai finanziamenti pubblici mentre alle aziende non specializzate (l’80% del totale) sono riconducibili la maggior parte dei brevetti e dei posti di lavoro creati. Nell hit delle aziende più richiedenti famiglie di brevetti quantistici tra il 2005-2024 troviamo (non a caso) nomi assai noti del panorama tech come IBM, LG, Toshiba, Intel e Microsoft mentre aziende europee come IQM Finland e Robert Bosch sono tra i migliori richiedenti rispettivamente nei settori dell’informatica e della sensoristica. Le prime quattro università per numero di IPF quantistici provengono invece tutte dagli Usa, con MIT e Harvard in testa, mentre il CNRS, il più grande ente di ricerca pubblico in Francia è l’unica istituzione europea ad apparire tra i primi 20 candidati.
Cosa succede in Italia
Dal 2005 al 2024, non ci sono registrazioni all’Epo di famiglie di brevetti relativi alla tecnologia quantistica prodotti in Italia. Il Belpaese gioca quindi questa partita partendo da una posizione di rincalzo ma sono da leggere in controtendenza gli ultimi dodici mesi, che ha visto il varo (grazie al supporto dei fondi europei, a cominciare dal dispositivo per la ripresa e la resilienza) di una strategia di investimenti per circa 230 milioni di euro finalizzata allo sviluppo di laboratori nazionali, alla formazione di forza lavoro dedicata e allo stimolo degli investimenti privati. I progetti, come si evince dal rapporto, si concentreranno su settori chiave come l’informatica, la simulazione, la comunicazione, il rilevamento e la scienza di base, con una partecipazione attiva ai programmi della Ue e l’obiettivo di fondo di aumentare l’autonomia strategica. Un’eccellenza citata nello studio è l’Istituto Italiano Nazionale di Scienza e Tecnologia quantistica (NQSTI), un consorzio di 20 centri di ricerca nazionali finanziato dal PNRR con circa 103 milioni di euro, il cui compito è quello di coprire l’intero spettro dalla ricerca di base fino allo sviluppo di prototipi, con una forte attenzione agli spin-off accademici e all’innovazione in campo industriale.







