Era nell’aria. Dopo l’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor, fermato la scorsa settimana e poi rilasciato, seppur ancora sotto indagine, con l’accusa di sospetta “misconduct in public office”, l’attenzione si era spostata su un altro nome pesante dell’establishment britannico. Lunedì 23 febbraio è toccato a Peter Mandelson, 72 anni, ex ministro laburista, figura chiave del New Labour ed ex ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, arrestato dalla Metropolitan Police con la stessa ipotesi di reato dell’ex principe. La polizia londinese ha confermato il fermo di “un uomo di 72 anni” nell’ambito di un’indagine sulla presunta cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica, precisando che l’inchiesta è in corso e che non vi sono, al momento, capi d’imputazione formalizzati.
Il contesto è quello dei cosiddetti “Epstein files”, la vasta mole di documenti diffusi negli Stati Uniti tra gennaio e febbraio e collegati alle attività e alle relazioni di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto suicida in carcere nel 2019. Parte di quel materiale – email, agende, registri bancari e corrispondenza – è stato trasmesso alle autorità britanniche dopo la pubblicazione negli Usa. Downing Street ha confermato di aver inoltrato alla polizia comunicazioni intercorse tra Mandelson ed Epstein, ritenute meritevoli di un approfondimento investigativo.
I rapporti tra i due erano già noti da anni, ma i documenti resi pubblici di recente hanno fornito nuovi dettagli. In una lettera ufficiale del Committee on Oversight and Government Reform della Camera dei Rappresentanti statunitense, diffusa questo mese, si afferma che tra i materiali esaminati figurano una dedica scritta a mano del 2003 in cui Mandelson definisce Epstein “best pal” (migliore amico) e registri bancari che indicherebbero trasferimenti di denaro per oltre 75mila dollari tra il 2003 e il 2004. La lettera, pur non costituendo un atto d’accusa penale, giustificherebbe, secondo il Comitato, ulteriori chiarimenti da parte dell’ex ambasciatore.
Tra le email pubblicate dal Dipartimento di Giustizia statunitense vi sarebbero poi scambi del 2009 in cui il partner di Mandelson ringrazia Epstein per un trasferimento di denaro ricevuto. Mandelson, in alcune precedenti dichiarazioni pubbliche, ha sostenuto di non ricordare pagamenti personali e ha sempre negato di aver commesso illeciti, affermando di essere stato ingannato da Epstein e di non essere stato a conoscenza delle sue attività criminali.
L’elemento centrale dell’indagine britannica riguarda la possibile condivisione di informazioni governative considerate sensibili o riservate durante il periodo in cui Mandelson ricopriva incarichi ministeriali. Gli investigatori stanno verificando se alcune comunicazioni possano integrare gli estremi della “misconduct in public office”, un reato di common law che richiede la prova di un abuso grave e volontario delle funzioni pubbliche. Non è stato reso noto quali specifiche informazioni siano oggetto di contestazione né se vi sia stato un eventuale utilizzo di tali dati da parte di terzi.







