
«Se va tutto bene, a dicembre partirà la nuova linea di produzione di acido fluoridrico nel polo di Alkeemia a Porto Marghera: andrà a sostituire parzialmente le due linee del 1956. Si tratta del coronamento di un intervento di revamping completo dell’impianto da 75 milioni di euro: la capacità aumenterà quindi del 23% su base annua, arrivando al massimo consentito dai permessi attuali di 27mila tonnellate. Il potenziale è tuttavia maggiore, parliamo di 42mila tonnellate. Alkeemia è la prima azienda, negli ultimi cinquant’anni in Europa e probabilmente nel mondo occidentale, a realizzare una nuova linea di produzione di fluoro». Così Lorenzo Di Donato, amministratore delegato di Alkeemia, dà gli ultimi aggiornamenti su un percorso che sta portando l’azienda a fare un salto nel futuro: il prossimo passo è infatti la purificazione, tramite il fluoro, della grafite, materia prima critica necessaria alla costruzione delle batterie, sempre più cruciali nella transizione energetica.
«Ora siamo nel mezzo della costruzione, sempre a Porto Marghera, di un impianto pilota industriale dalla capacità di 200 tonnellate e 5 milioni di investimento: dovrebbe essere pronto nel primo trimestre 2026. Qui si procederà, proprio grazie all’acido fluoridrico, alla purificazione della grafite, un processo che rappresenta il collo di bottiglia della produzione globale degli anodi delle batterie, al 99% in mano alla Cina. Se di grafite infatti ci sono miniere in Paesi come Canada, Sudafrica, Mozambico, Namibia, Australia – e si sta attivando la Svezia – il processo industriale di purificazione è prettamente cinese, con impatti ambientali scandalosi. Per questo noi abbiamo sviluppato una nostra tecnologia proprietaria molto promettente che permette ricadute ambientali prossime allo zero, usando prodotti di riciclo e un quinto delle materie prime utilizzate dai cinesi. È un tentativo ambizioso di poter essere uno dei più importanti player nella grafite nel mondo occidentale», sottolinea l’ad dell’azienda, che fa risalire la sua storia al 1956; ex Montedison, oggi fattura 70 milioni di euro all’anno, con 115 dipendenti, ed è controllata dal fondo inglese Blantyre Capital dal 2021.
Proprio per questo progetto, Alkeemia è stata l’unica azienda italiana del settore a partecipare a settembre a Chicago alla Conference on Critical Materials and Minerals, parte del G7 Critical Minerals Action Plan lanciato a giugno in Canada. «L’obiettivo è chiaro: creare un’alternativa alla supply chain di materie prime critiche dalla Cina», spiega ancora Di Donato. Un’impostazione in linea anche con il piano ReSourceEu annunciato da Ursula von der Leyen sabato scorso, per superare la dipendenza dalla Cina dopo le recenti restrizioni sulle terre rare.
«Produrre commodity nel modo occidentale con gli attuali prezzi dell’energia è rischioso. Quello che bisogna fare è concentrarsi su quelle produzioni che abbiano più valore aggiunto. Noi vogliamo creare una piattaforma attorno al fluoro: per essere non solo venditori ma anche utilizzatori, principalmente per il mondo dell’energy store: automotive, sistemi di accumulo – al momento il settore che cresce di più -, fino alla difesa, su cui è si è ultimamente spostato il focus», conclude Di Donato.
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